Accordo Usa-Cina ormai prossimo

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 21 Gennaio 2019 | 09:30

Secondo Sébastien Galy, Senior Macro Strategist di Nordea AM, le prime due potenze mondiali sanno che l’eventuale accordo tra le parti dovrà essere tale da supportare la campagna presidenziale Usa del 2020. La data finale sarà probabilmente nel terzo trimestre 2019, dato che il primo dibattito avrà luogo a fine anno e che le prime primarie saranno nel febbraio del prossimo anno. L’effetto audience è altrettanto importante. L’attenzione è maggiore durante il primo e il quarto trimestre e ciò supporta la tesi che vede la fine delle dispute in settembre. Dal punto di vista delle trattative, gli Stati Uniti hanno stilato una lista di ciò che vogliono e i cinesi stanno lentamente facendo lo stesso. Le posizioni delle parti tendono a divergere prima di confluire. Il trucco per Galy è capire quando avverrà la firma ma, soprattutto, il momento in cui il mercato inizierà a considerare l’accordo una cosa fatta e solo una questione di tempo.

Nordea AM rimane positiva sui titoli azionari a bassa volatilità, così come sugli investimenti sui premi di rischio o sulle strategie long/short. Molto è legato proprio al fattore Cina. Dopo un 2018 difficile e con le guidance 2019 che vedono utili al ribasso, il segmento retail deve ancora attribuire tali difficoltà a quanto sta accadendo nell’Ex Celeste Impero. Ciò si riflette nell’ampio calo nel rapporto prezzo/utili combinato a minori valutazioni degli asset. Da considerarsi è poi l’aumento della volatilità al quale hanno contribuito state le decisioni della Fed di continuare nella stretta monetaria, anche se ciò potrebbe finire nel 2019 nonostante Washington abbia indicato due ulteriori rialzi dei tassi nel corso di quest’anno. Tutto ciò potrebbe giocare a favore di titoli con un profilo a bassa volatilità insieme con una selezione di titoli dei mercati emergenti, quando l’accordo tra le prime due economie inizierà a essere prezzato. All’inizio del 2019 sarà interessante vedere come si posizioneranno i gestori. Questo tipicamente si traduce in un trend che viene spremuto dopo pochi mesi. Ad oggi, posizioni lunghe sui mercati emergenti sembrano comuni, date le valutazioni economiche, gli elevati rendimenti e le speranze di una risoluzione delle dispute commerciali.

Nell’obbligazionario spazio invece a mercati emergenti e Europa rispetto all’alto rendimento statunitense. Nonostante gli spread high yield siano schizzati a fine anno, creando una sorta di valore nei junk bond con basse probabilità di default, infatti, i picchi nel credito segnalano anche prossimi timori legati a fondamentali tirati e alla qualità degli utili. L’aumento della leva finanziaria inoltre è vulnerabile a rifinanziamenti o a problematiche di duration che seguono le strette della Fed, nonostante queste dovrebbero fortunatamente fermarsi.

Il mercato Europeo infine è interessante per gli investitori Usa. Il costo di copertura valutaria euro/dollaro è salito ai massimi storici a oltre 300 punti base, aprendo interessanti opportunità per gli investitori Usa di posizionarsi in Europa sfruttando le coperture valutarie. Un indebolimento del dollaro causato da un rallentamento da parte della Fed dovrebbe andare a favore di investimenti esteri da investitori Usa sulla base di una parziale copertura valutaria. La diversificazione valutaria della Cina dovrebbe inoltre essere di supporto al cambio euro/dollaro.

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