Il bicchiere sembra mezzo pieno

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di Finanza Operativa 21 Gennaio 2019 | 18:30

A cura di Wings Partners Sim

Dopo una chiusura di settimana in ascesa per i mercati, trascinati al rialzo da notizie positive sul fronte dei progressi nelle trattavive commerciali tra USA e Cina; se infatti nella prima mattina arrivano voci di corridoio di una possibile decisione da parte di Trump di rimuovere tutti i dazi nei confronti del Dragone per spronare le trattative (notizia poi smentita prima dai suoi portavoce e poi dal diretto interessato), sul fronte cinese si rileva una apertura, anche qui ufficiosa, ad incrementare gli acquisti di beni americani nei prossimi sei anni per un importo combinato pari ad 1 trilione di usd tale da azzerare il surplus commerciale con gli States entro il 2024. Come sempre tutte queste dichiarazioni peccano di dettagli, ed è da rilevare come quasi nessun cenno sia stato fatto in merito alle tematiche, care a Trump, relative alla protezione dei diritti intellettuali, i trasferimenti di tecnologia, i furti di Know How tramite cyber attacchi sponsorizzati dal governo ed i particolari aiuti statali alle aziende cinesi impegnate nel programma Made in China 2025 (non per nulla parallelamente prosegue l’indagine americana sulle operazioni di spionaggio di Huawei, a cui si è unita recentemente anche la Germania che sta valutando di escludere il colosso della telefonia dal bando sulla rete 5G teutonica).

Tanto basta comunque a generare una corale chiusura positiva per i mercati azionari, che in USA rimarranno oggi chiusi per le festività del Martin Luther King’s Day. Sul fronte macro tuttavia le ultime rilevazioni rimangono in chiaro scuro; la situazione della fiducia dei consumatori misurata dalla Università del Michigan infatti venerdì rivela il suo punto più basso a far data dall’ottobre del 2016 (mettendo a segno contestualmente il calo più pronunciato dal settembre 2015) per quanto a compensazione dobbiamo rilevare come la produzione industriale vada a registrare a dicembre il picco in 10 mesi con un progresso pari all’1,1%.

Discorso più o meno similare in Cina questa mattina con il dato sul PIL del quarto trimestre al 6,4% che rappresenta la lettura più debole dalla crisi finanziaria del 2009 lasciando il saldo del 2018 ad un +6,6% che rappresenta il rateo di espansione più debole dal 1990. I dati su produzione industriale (+5,7% contro 5,3% atteso), vendite al dettaglio (+8,2%) ed investimenti in capitale fisso (+5,9%) superano però le attese della vigilia, un risultato più che dignitoso se pensiamo che l’importante componente legata alle vendite di auto nel 2018 ha registrato la sua prima contrazione in tre decadi, lasciando quindi la maggior parte degli analisti speranzosi che i programmi di stimolo varati da Pechino siano in grado di dare nuova spinta al Dragone nei mesi a venire.

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