Etf sostenibili in fase di maturazione

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 23 Gennaio 2019 | 13:00

A cura di Morningstar
Il 2018 è probabilmente stato l’anno della maturazione per gli Exchange traded fund che replicano indici attenti ai criteri ESG (ambientali, sociali e di governance). Supportato da flussi netti mensili costantemente positivi, il patrimonio in Etf sostenibili ha raggiunto livelli record, con gli asset balzati a 9,95 miliardi di euro a fine anno, il 50% in più rispetto al 31 dicembre 2017. Nonostante la crescita relativa sia stata impressionante, essi rappresentano ancora solo l’1,5% del totale delle attività dei fondi passivi quotati in Europa. A dirlo è il report dal titolo European Sustainable ETF Roundup 2018, curato da Kenneth Lamont, analista di Morningstar specializzato sulle strategie indicizzate.

L’anno passato è stato da record anche per quanto riguarda i lanci, con 36 nuovi Etf responsabili (più sotto la tabella con i primi 15 per patrimonio) che portano l’offerta complessiva a 79 comparti di questo tipo. Ad esempio, oggi gli investitori europei possono scegliere tra 14 diversi Etf azionati globali sostenibili. Tra quest’ultimi, il numero di classi con copertura valutaria è più che raddoppiato nell’ultimo anno.

ESG non vuol più dire per forza “più caro”
Il lancio di Etf sostenibili dal prezzo aggressivo da parte di provider importanti come iShares, X-trackers, Amundi, BNP Paribas, oltre a nuovi operatori come Legal & General Investment Management rappresenta una passo importante nella maturazione di questo mercato. Per la prima volta, infatti, gli investitori possono costruire una parte importante del proprio portafoglio sostenibile, attraverso una serie di fondi passivi, senza dover pagare un “premio” esplicito per l’etichetta ESG.
Ad esempio, iShares ha lanciato sei Etf “core” con screening ESG con delle spese correnti comprese tra 0,07% e 0,20%, rendendoli meno costosi rispetto alla maggior parte dei concorrenti che non applicano filtri ESG. A novembre, L&G ha debuttato con la sua gamma di Etf ESG azionari “core”: sei replicanti che applicano commissioni fino allo 0,05%. “L’integrazione dei criteri ESG nell’unica gamma di ETF ‘core’ di L&G è un’ulteriore prova del fatto che la sostenibilità sta diventando veramente mainstream”, commenta Lamont.
Gli Etf sostenibili attivi sono già una realtà
JPMorgan è entrata nell’universo degli Etf sostenibili con un trio di replicanti azionari gestiti attivamente che utilizzano le capacità di ricerca interne. Oltre a utilizzare filtri di esclusione basati su processi rigorosi, i fondi integrano i fattori ESG, specificamente volti a ridurre il rischio di governance e il rischio carbone nel processo di selezione titoli.
È gestito attivamente anche l’Ossiam ESG Low Carbon Shiller Barclays CAPE US Sector ETF, che offre una strategia di rotazione settoriale di tipo value focalizzata sulle azioni statunitensi. Mira a fornire un profilo di rischio/rendimento simile all’attuale strategia Shiller Barclays CAPE ma con una minore impronta carbone e un profilo ESG migliorato.

A livello di singoli emittenti, infine, UBS e iShares guidano il resto dell’industria con un ampio margine. Anche se UBS vanta ancora dei maggiori asset, iShares, con la sua raffica di nuovi lanci, ha ora un’offerta più ampia ed è ben posizionata per sfidare UBS anche sul terreno degli attivi.

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