Le conseguenze della politica dei bassi tassi sulle banche

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di Finanza Operativa 24 Gennaio 2019 | 14:00

Il 2018 ha segnato il decimo anniversario della crisi finanziaria e del debito. La bancarotta di Lehman è stato un esempio lampante di scarsa sostenibilità. “Sostenibilità è un termine ambiguo, una parola vuota, ecco perché va riempita di significato – interviene Bert Flossbach, co-fondatore e responsabile investimenti di Flossbach von Stoch – Per noi “sostenibile” significa duraturo, resistente, stabile, persistente, a lungo termine. Come investitori attivi e lungimiranti, la sostenibilità non è semplicemente una comunissima strategia di marketing, bensì una caratteristica peculiare della nostra filosofia di investimento”.

All’epoca, né i prestiti ipotecari né i rating assegnati a molti nuovi prodotti d’investimento erano sostenibili. E tanto meno la politica commerciale delle banche. Perché? Perché le banche – o per meglio dire i loro manager – puntavano tutto sul guadagno facile.

“E questo ha distolto la loro attenzione dai rischi, sia per i clienti che per il proprio stesso bilancio – continua Bert Flossbach – In realtà, nemmeno la successiva misura “salva-banche” è stata sostenibile. E anche oggi, se si parla specialmente degli istituti europei, non possiamo affermare che le banche siano più stabili di prima. Molte infatti portano ancor oggi i segni indelebili della crisi! La politica di bassi tassi d’interesse ne ha minato il business model. Senza interessi non ci sono margini da interesse né ricavi da interesse”.

Indubbiamente la politica dei bassi tassi d’interesse è stata la terapia più efficace per stabilizzare il sistema finanziario nel 2008 e ridare velocemente nuovo impeto all’economia. Le banche centrali hanno così concesso ai politici il tempo necessario a implementare le dovute riforme fiscali, ma oggi dobbiamo constatare che questo tempo non è stato utilizzato o quanto meno non in modo abbastanza efficiente. Oggi si manifestano soprattutto gli effetti collaterali della politica del denaro a basso costo.

“La politica del tasso zero ha causato una dilagante “zombificazione” dell’economia e una pericolosa dipendenza da questi tassi molto bassispiega FlossbachIl tasso zero tiene in vita società che in condizioni normali sarebbero fallite già da tempo. Inoltre, consolida la tendenza delle banche a prorogare i crediti in essere, perché sembrano non esistere alternative migliori”.

Infatti, una risoluzione dei crediti provocherebbe delle svalutazioni che, alla luce di una situazione reddituale piuttosto tesa, tutte le banche preferiscono scongiurare. Nel dubbio quindi gli istituti finanziari tendono a prorogare il credito, posticipando sempre di più l’inesorabile fine di una società di scarso successo.

“Questi zombie succhiano i capitali, sottraendoli ad altri scopi, come il finanziamento di società e idee più sostenibili; e così produttività e crescita economica finiscono per diminuire lentamente. Questa situazione è evidente già da tempo in Giappone e ora il virus si sta diffondendo anche in Europa” conclude Flossbach.

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