L’economia Usa non è più fuoriclasse

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 29 Gennaio 2019 | 12:00

A cura di Arif Husain, Head of International Fixed Income, T. Rowe Price
Dopo un anno eccezionale nel quale l’economia Usa ha sorpassato quasi tutti i Paesi Sviluppati, il 2019 sarà probabilmente dominato da una decelerazione, che potrebbe portare la crescita della maggiore economia mondiale verso la sua media potenziale di lungo periodo.
Con la diminuzione dell’effetto dello stimolo fiscale e il persistere dell’incertezza legata alle tensioni commerciali, infatti, la crescita statunitense dovrebbe rallentare nel 2019, riducendo il divario con gli altri Paesi Sviluppati, con significative conseguenze per i mercati globali.
Una conseguenza probabile della crescita più debole negli Stati Uniti è un rallentamento dell’inasprimento della politica monetaria da parte della Fed. Ciò è già stato previsto dai mercati, che stanno prezzando un unico rialzo nel 2019 invece che due rialzi come suggerito dai dot plot della Fed di dicembre.
Un numero minore di rialzi provocherà probabilmente una compressione dei rendimenti Usa rispetto ad altri Paesi le cui banche centrali sono state più lente nell’interrompere le politiche accomodanti, come la Bce. Le strategie lunghe sui bond statunitensi e corte su quelli tedeschi vanno di moda da diverso tempo, ma finora non hanno avuto successo. La situazione attuale potrebbe finalmente permettere ai Treasury di sovraperformare.
Spostando l’attenzione sugli altri mercati, la fine dell’eccezionalismo degli Usa potrebbe avere un forte impatto sull’universo delle valute. Una delle vittime del rallentamento della crescita statunitense potrebbe essere proprio il dollaro. Il biglietto verde nel 2018 ha svolto il duplice e insolito ruolo di valuta rifugio nei momenti di stress sul mercato e di valuta rischiosa proxy nei periodi di bassa volatilità, grazie al suo profilo di carry attraente. Questo doppio ruolo ha causato un apprezzamento rispetto a quasi tutte le valute principali ed emergenti. Sembra che il dollaro stia prezzando una grande quantità di buone notizie, e ciò a nostro avviso lo rende vulnerabile.
Nelle valute dei Mercati Sviluppati, le valutazioni ora sono più adatte ad assumere posizioni lunghe contro il dollaro USA. Tuttavia, ciò potrebbe non bastare a convincere gli investitori ad agire di conseguenza. Infatti, sebbene l’euro sia tecnicamente un ottimo candidato per un apprezzamento, il recente rallentamento in Germania e l’incertezza politica in Italia e in Francia sono segnali di allarme per gli investitori internazionali. Solo un solido miglioramento nelle condizioni economiche europee potrebbe portare ad un significativo apprezzamento della valuta.
D’altro canto, le valute dei Mercati Emergenti potrebbero essere i veri vincitori nel 2019, sostenute da una politica monetaria più accomodante da parte della Fed. In particolare, potrebbero beneficiarne le valute di Paesi con ampi squilibri esterni e/o elevati costi di finanziamento, come il rand sudafricano, la lira turca e la rupia indonesiana. Una Fed meno ‘hawkish’ favorirebbe anche alcune valute dell’Europa dell’Est, tra cui lo zloty polacco e la corona ceca, che hanno valutazioni attraenti e outlook di crescita positivi. Tuttavia, vi è una condizione imprescindibile per questo scenario: gli Usa devono crescere ad un ritmo prossimo al loro livello potenziale di lungo periodo. Qualunque segnale di un rallentamento più grave della crescita statunitense potrebbe far precipitare le valute Emergenti in caduta libera.
In questo scenario, uno strumento migliore per investire nel contesto attuale potrebbero essere i bond emergenti in valuta locale. Una Fed più accomodante, insieme alla stabilizzazione del dollaro, potrebbe fornire un po’ di margine alle banche centrali dei Paesi Emergenti rispetto agli attuali elevati livelli di tassi, permettendo ad alcune di esse di allentare la politica monetaria. La Cina in particolare si distingue per questo aspetto: l’economia cinese continua a rallentare in un momento in cui le pressioni inflazionistiche sono diminuite; tuttavia, la banca centrale finora è stata riluttante a tagliare i tassi di interesse, a causa della pressione sulla valuta da parte del dollaro USA. Un renminbi più stabile potrebbe far attivare la banca centrale. Una politica monetaria più accomodante, combinata con l’inserimento della Cina negli indici globali di fixed income, renderebbe l’investimento nei bond locali cinesi un’opportunità interessante.
Il 2019 sarà un altro anno in cui fondamentali e valutazioni saranno i driver principali dei mercati obbligazionari globali. Inoltre, la propensione al rischio e la protezione del capitale da parte degli investitori avranno un ruolo chiave sui mercati. Come tutto ciò si svilupperà nel corso dell’anno dipenderà molto dall’andamento della crescita degli Stati Uniti.

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