Focus sull’Europa dell’Est

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di Finanza Operativa 25 Gennaio 2019 | 15:30

Gli ultimi dati sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio in Polonia sono stati leggermente superiori alle aspettative, ma inferiori a quelli di ottobre. “Allo stesso tempo, l’indice dei direttori d’acquisto segnala un ulteriore leggero rallentamento della dinamica congiunturale: a dicembre il governo ha superato un voto di sfiducia in parlamento” spiegano dal Team Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management.
“I dati cechi sulla produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno di nuovo segnato una ripresa dopo il calo del mese precedente. Come in Polonia, l’indice dei direttori d’acquisto suggerisce, tuttavia, un nuovo lieve rallentamento della crescita nel prossimo futuro. Nel complesso, l’economia nella Repubblica Ceca rimane comunque solida, e questo è anche ciò che il governo ipotizza nel suo bilancio del 2019. Per l’anno prossimo prevede una crescita reale del 3,1%, con un’inflazione del 2,1% e disoccupazione al 2,3%”.
Infine l’Ungheria: i dati congiunturali continuano a essere molto solidi, l’inflazione ha subito comunque un calo sorprendentemente forte (dal 3,8% al 3,3% p.a. nell’ultimo periodo) e ciò sembra sanzionare, almeno per ora, la banca centrale e il suo attaccamento a una politica monetaria molto espansiva. “Nel frattempo, il governo ha alzato le sue previsioni di crescita economica per il 2018, dal 4,3% al 4,6% – spiegano da Raiffeisen – In termini di politica interna, l’evento più significativo è stato una modifica del codice del lavoro approvata dal parlamento; i datori di lavoro in futuro potranno chiedere ai loro dipendenti fino a 400 ore di straordinari all’anno invece delle attuali 250 e pagarle nell’arco dei successivi tre anni. Il Premier Orban ritiene che questa sia un’opportunità per i lavoratori di integrare i propri stipendi, soddisfacendo allo stesso tempo il fabbisogno di forza lavoro nell’industria automobilistica. L’opposizione ha invece parlato di una “legge sulla schiavitù”. Ci sono state violente proteste dentro e fuori il parlamento; i sindacati minacciano uno sciopero generale”.

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