America Latina, i Paesi con le prospettive migliori

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di Finanza Operativa 29 Gennaio 2019 | 14:30

L’America Latina è l’unica regione dei mercati emergenti destinata a fare meglio di quanto fatto lo scorso anno. Anjeza Kadilli, Economist di Pictet Asset Management ha così selezionato i Paesi di questo continente con le prospettive migliori.
“Brasile, Colombia e Perù in particolare sono i mercati  più promettenti in termini di accelerazione della crescita – commenta Kadilli – Il Cile non ripeterà la performance del 2018, ma la sua crescita è destinata a rimanere robusta nel 2019. In termini assoluti,  il tasso  di crescita del PIL latino-americano nel 2019  (2,6%) dovrebbe sovraperformare quello della regione EMEA (2,0%), per la prima volta dal 2013. Nella regione l’inflazione dovrebbe rimanere entro i livelli target, malgrado  rischi come la flessione dei prezzi delle materie prime, il che consentirebbe ai responsabili della politica di portare avanti politiche monetarie accomodanti”.

Tra il 2016  e il 2018  si sono svolte le elezioni politiche in tutti e quattro i Paesi, per cui quest’anno non si dovrebbe registrare alcuna  instabilità politica rilevante su questo fronte. “Le elezioni hanno portato  alla formazione di governi più conservativi,  desiderosi di riformare il settore pubblico e stimolare l’economia attraverso politiche di lungo termine – prosegue l’economista – La Colombia, ad esempio, ha ridotto l’imposizione fiscale per le aziende. In Cile, sono state introdotte nuove leggi per accelerare il processo di creazione di nuove aziende. In Brasile, una delle priorità del presidente Jair Bolsonaro è quella di ridurre la spesa pubblica”.
Ma per questi Paesi si profila un rischio all’orizzonte: la loro crescente dipendenza dalla Cina per le esportazioni, soprattutto nell’attuale contesto di tensioni commerciali globali. In tutti e quattro i Paesi, anche se in misura minore per la Colombia, le esportazioni verso la Cina sono in crescita dal 2000 , mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti hanno subito un rallentamento, soprattutto per quanto riguarda la Colombia. “La Cina ha esteso la sua influenza a livello globale e ha aumentato le importazioni di materie prime come metalli, o cereali, nel caso del Brasile, per soddisfare la domanda interna – interviene Kadilli – Ciò ha consentito ai Paesi dell’America Latina di diversificare i propri partner commerciali, diventando meno legati ai Paesi limitrofi. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno importato meno petrolio, avendo aumentato la produzione interna, e ciò ha avuto un impatto  soprattutto sulle esportazioni colombiane”.
“Malgrado i rischi del crescente affidamento sulle esportazioni verso la Cina e di una dipendenza dai prezzi delle materie prime, riteniamo che questi Paesi forniranno opportunità per gli investitori di lungo termine” conclude l’economista di Pictet.

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