Mercati emergenti, il futuro è classe media, consumi online e smartphone

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di Finanza Operativa 7 Febbraio 2019 | 18:30

Considerando i dati macroeconomici, appare chiaro che i mercati emergenti siano posizionati meglio rispetto a quelli sviluppati sotto molti punti di vista. Innanzitutto per le prospettive di crescita, che sono superiori: le previsioni del FMI sul Pil nel 2019 indicano infatti un valore del 5,1% per le economie emergenti a fronte di un 2,2% per quelle sviluppate”. Questo il parere di Kevin Carter, CEO di Big Tree Capital e ideatore dell’EMQQ Emerging Markets and Ecommerce Ucits Etf.

“Se siete preoccupati del rallentamento cinese, invitiamo a riflettere sul fatto che passare da una crescita del Pil del 6,8% al 6,5% non è solo inevitabile ma anche una buona notizia – avverte poi Carter – e una riduzione simile non dovrebbe meritare che uno storno del 30% ma è portatrice di un messaggio molto positivo: indica che le autorità in Cina vogliono arrivare ad un tasso di crescita sostenibile nel lungo termine per quella che diventerà presto la più grande economia al mondo“.

Non solo. “Anche l’aspetto demografico è a favore dei Paesi emergenti, avendo questi più potenziale di crescita sia per dimensioni che per età della popolazione: il FMI ha sottolineato che le economie emergenti rappresentano più dell’80% degli abitanti del pianeta ed è ancora più significativo il fatto che circa l’85% dei giovani nel mondo (30 anni o meno) viva nei Paesi in via di sviluppo“. Fa poi notare Carter.

“Non dimentichiamo poi che mentre la maggior parte del mondo sviluppato è fortemente indebitato, così non è per le economie emergenti: la relazione dell’FMI indica che il debito pubblico lordo sul Pil in Cina è al 18,6% contro il 103,8% per gli USA – afferma il ceo – Ciò nonostante, non tutti i settori di queste economie sono nelle condizioni di crescere allo stesso modo”.

Secondo una ricerca di Brookings sull’economia e lo sviluppo globali, entro il 2025 i consumatori saranno 4,2 miliardi e i consumi nei mercati emergenti toccheranno i 30 mila miliardi di dollari, cioè circa metà del totale mondiale. I consumi della classe media negli USA e nei Paesi sviluppati si contrarranno mentre andranno ad espandersi quelli nei Paesi emergenti come Cina, India e Indonesia. Con l’aumento del benessere nasce una nuova generazione di consumatori, sempre più avvezza al consumo online. I costi in calo degli smartphone e della connessione wifi a banda larga danno poi la possibilità di collegarsi ad internet per la prima volta a larghissime fasce della popolazione dei Paesi in sviluppo, sia in aree rurali che urbane.

A differenza del mondo sviluppato, che è passato dall’uso del personal computer al portatile e poi allo smartphone, nelle economie emergenti la maggior parte della popolazione si collega ad internet direttamente tramite uno smartphone a basso costo, avendo saltato i passaggi intermedi. Tuttavia, nonostante in alcuni Paesi dei mercati emergenti già un gran numero di persone usi questi dispositivi, c’è ancora parecchia strada da fare per eguagliare il tasso di penetrazione degli USA, pari al 70%. I tre Paesi più popolosi al mondo (Cina, India e Indonesia), infatti, esibiscono un tasso rispettivamente del 52%, 22% e 21%. Il fatto che queste grandi popolazioni vogliano raggiungere le community online è ciò su cui le aziende devono far leva per trarre beneficio da questi mercati.

L’ascesa della classe media, la transizione in corso verso società basate sui consumi e l’adozione dello smartphone hanno posto le condizioni per il fiorire di nuove economie e modelli di business. Eppure, con la guerra dei dazi in corso, le economie tradizionali e i Paesi produttori di materie prime probabilmente continueranno a soffrire. Questa concomitanza di sentiment profondamente negativo associato ad una crescita degli utili che resta forte apre un punto di ingresso a forte sconto, interessante per chi intende investire a medio e lungo termine.

“Investire ad ampio spettro sugli indici dei mercati emergenti può però rappresentare un problema dato che sono colmi di società di proprietà dello Stato intossicate dalla corruzione e dalle inefficienze – concluede Carter – e attraverso il settore internet e del commercio elettronico, obiettivo dell’ETF EMQQ, miriamo ad isolare le vere storie di crescita presenti nei mercati emergenti che riteniamo abbiano il miglior potenziale di rendimento nel lungo termine”.

 

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