Highlander

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di Max Malandra 13 Febbraio 2019 | 10:00

A cura di Aqa Capital

“La gente ha paura di morire, ma il tuo problema è che hai paura di vivere.
Sono in vita da quattro secoli e mezzo, e non posso morire. (Connor MacLeod)
Connor MacLeod: Ma come è potuto succedere?
Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez: Perché il sole sorge e tramonta? E le stelle sono solo teste di spillo nel mantello della notte? Chi può saperlo? Quello che io so è che… Poiché tu sei nato diverso… L’uomo ti temerà, ti scaccerà dovunque, come la gente del tuo villaggio.
Il tuo potere è oltre ogni immaginazione. Usalo bene, amico mio: non perdere la testa. (Juan Sanchez Villa-Lobos Ramirez) Equilibrio!
Connor MacLeod: Aiuto! Non so nuotare!
Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez: Non puoi affogare, buffone! Tu sei immortale!
Juan Sánchez Villa-Lobos Ramírez: Devi apprendere e nascondere i tuoi doni particolari e controllare i tuoi poteri fino al tempo dell’adunanza.

Tratto da  “Highlander, l’ultimo immortale” di Russell Mulcahy.
Tanti piccoli fuochi accesi sui mercati mondiali. Da un lato preoccupano i timori per un rallentamento della crescita mondiale, dall’altro, non si è mai spento il falò dello scontro  commerciale tra le due superpotenze USA e Cina. Fari puntati questa settimana, sul secondo round di incontri tra le due delegazioni a Pechino. Giovedì e venerdì è in agenda il meeting tra il Segretario del Tesoro USA, Mnuchin ed il vice Premier cinese, Liu.

Tuttavia, inizia a farsi strada l’idea che difficilmente si arriverà a fine febbraio con un accordo omnicomprensivo tra le due parti e che sarà necessaria una proroga della tregua, in scadenza il prossimo 1° marzo, in modo da permettere un proseguimento della trattativa. Sembra il ripetersi dello scenario Brexit, un continuo rinvio che sfianca i mercati.

A beneficiare di questo clima, complice anche il nuovo corso dovish delle Banche centrali, i bond governativi core con il tasso bund che è sceso sotto lo 0,1%, mentre quello Treasury si sta avvicinando al 2,6%.

Sempre dagli Usa un‘altra miccia è pronta ad esplodere. I tempi sono stretti, strettissimi, senza un accordo sul muro con il Messico a partire dal 15 febbraio c’è il rischio di un nuovo blocco nell’attività governativa ma soprattutto sulla discussione in merito al rischio di un nuovo shutdown. Tradotto significa un nuovo calo di consensi per Donald Trump e un ulteriore motivo di rallentamento economico.

Occhi puntati sui dati macro per poter interpretare meglio come reagirà la Federal Reserve, se la tregua del rialzo dei tassi è stabile, o invece appesa a un filo. Dunque attenzione sul dato dell’inflazione e vendite al dettaglio (mercoledì e giovedì). Mentre sullo sfondo i fondi High Yield Usa  hanno registrato un afflusso settimanale di quasi 4 miliardi di dollari, il più marcato dal luglio 2016.

In sofferenza il settore auto europeo che ha perso il 7,3% in due sedute. Pesano i deludenti risultati societari e le indiscrezioni pubblicate da un settimanale economico tedesco, secondo il quale gli USA starebbero considerando tre opzioni (a seconda della tipologia di auto) per l’applicazione dei dazi sul settore. La proposta originale era stata congelata lo scorso luglio in attesa di un accordo tra UE e USA, ma l’Amministrazione Trump sembra delusa dall’atteggiamento europeo.

Segnali contrastanti dalla periferia, quella che scotta di più in Europa: l’Italia. Oxford Economics si aspetta una flessione del Pil italiano anche nel primo trimestre del 2019, dopo il segno meno della seconda metà del 2018 e «una crescita zero per il 2019 nel suo insieme». Analizzando le prospettive della Penisola sulla scorta dei più recenti dati economici, la società di consulenza britannica sottolinea, però, che i rischi «sono chiaramente al ribasso». Poco importa se le banche italiane hanno passato a testa alta i test della Bce sulla solidità patrimoniale.

Di tanto in tanto i mercati gettano l’occhio sulle trattative per la Brexit, annoiati come davanti a una telenovela destinata a un ennesimo rinvio per allungarne la scadenza.

Ma c’è un evento che ancora non è stato riportato alla ribalta della cronaca economica e che presto rischia di dare ulteriore instabilità al sistema: le elezioni europee in agenda il 23 – 26 maggio. Il risultato non è scontato e lo scontro tra europeisti e non, rischia di acuirsi, mentre l’euro scivola ai minimi da novembre sul dollaro.

In situazioni come queste gli investitori sono alla ricerca dell’Highlander, l’investimento in grado di passare a testa alta tutte le sfide macroeconomiche e politiche che i mercati gli metteranno dinanzi nei prossimo mesi: dati macro, banche centrali , Usa-Cina, Brexit, elezioni. Un bravo gestore invece sa che non esiste l’elemento magico della ricetta.

Ma è la combinazione stessa degli elementi e del portafoglio a creare la soluzione più resiliente alle forti sfide. Un mix di bond e azioni con solide capacità di crescita, monete forti, oro, senza dimenticare qualche puntatina sui mercati emergenti. Meglio le aree core dell’Europa, la diversificazione. Meno sfide o scommesse, ricordando che esistono i long/short soluzioni market neutral che puntano sulle differenti solidità degli asset di fronte a un ciclo che batte in testa.

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