Oro, petrolio e dollaro, un legame forte

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di Redazione 14 Luglio 2009 | 06:45
Le materie prime, petrolio in testa, hanno corretto i recenti declini, con il crude oil che da 58.30 è risalito sui 60 dollari al barile. Ne ha beneficiato anche l’oro , risalito sopra i 921 dollari l’oncia.

Torna il sereno sui mercati azionari e immediatamente il biglietto verde ne paga le conseguenze tornando intorno al livello di 1.4000. I primi risultati relativi ai profitti aziendali nel sistema bancario evidenziano un netto miglioramento tale da rendere euforiche le borse e di conseguenza, per correlazione, tutti gli altri mercati. Le materie prime, petrolio in testa, hanno corretto i recenti declini, con il crude oil che da 58.30 è risalito sui 60 dollari al barile. Ne ha beneficiato anche l’oro , risalito sopra i 921 dollari l’oncia.
Questa correlazione, negli ultimi mesi, è andata rafforzandosi, e non sembra ridursi. Ogniqualvolta i mercati azionari si riprendono, le materie prime salgono mentre il dollaro scende. E’ una correlazione che rende non facile il trading o le oscillazioni del mercato dei cambi, che invece, grazie alla maggiore liquidità, sembrerebbe poter andare per conto suo ed invece si vive ancora questa fase legata probabilmente al fatto che non si è ancora usciti dalla crisi che attanaglia i mercati ormai da due anni.
Nel momento della ripresa globale il mercato tornerà a concentrarsi sui tassi di interesse e allora il mercato valutario e i carry trades torneranno ad essere protagonisti.
Per il momento conviene limitarsi a vivere alla giornata, ci aspetta una estate che al di là delle tendenze di breve, potrebbe far paura al solo ricordo di cosa successe l’estate e l’autunno scorsi.
Tecnicamente viviamo una fase di assoluta incertezza e assenza di trend e le uniche domande da porsi sono relative all’eventualità che l’avversione al rischio possa aumentare e al fatto che i mercati azionari eventualmente in calo potrebbero avere conseguenze pesanti sui movimenti valutari da qui a settembre.

Prendiamo ad esempio il UsdJpy, sceso recentemente a causa della correzione significativa dei mercati azionari. Il grafico mostra questa discesa e segnala la possibilità di una correzione rialzista anche grazie alla presenza di una possibile divergenza rialzista sullo stocastico veloce, mentre il trend rimane assolutamente ribassista nel medio con resistenze importanti comprese tra 93.70 e 94.00, difficili da essere violate, almeno per il momento. Conviene ancora provare il lato short anche se ci rendiamo conto della pericolosità dell’evento anche a causa del probabile fastidio che uno Jpy così forte causa nelle autorità monetarie giapponesi. Ma del resto, si sa anche che la Boj è restia ad accumulare ancora dollari per sostenere le esportazioni giapponesi nel mondo e indebolire lo Yen in quanto in portafoglio i dollari sono troppi in un mondo che chiede a gran voce l’utilizzo di una moneta di riserva internazionale diversa dal biglietto verde.

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