Il giorno di Goldman Sachs

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di Marco Mairate 14 Luglio 2009 | 09:00
Oggi verranno pubblicati i risultati del secondo trimestre della banca d’affari americana. Secondo indiscrezioni e studi, i risultati dovrebbero essere da record per la banca guidata da Lloyd C. Blankfein (foto)

Dopo aver passato la crisi del 2008 senza grandi scossoni, dopo essere diventata banca, dopo aver rimborsato i soldi presi a prestito dal Governo, oggi è il giorno del giudizio per i titoli Goldman che si apprestano a segnare una nuova meta nella lunga tradizione del gruppo.

La banca, infatti, dovrebbe riportare nel pomeriggio utili per più di 2 miliardi di dollari relativi al periodo marzo-giugno. I risultati, secondo gli analisti, sarebbero trainati dalle incredibili performance delle attività di trading.

(nella foto la nuova sede di Goldman Sachs al 30 di Hudson Street nel New Jersey)

Con questi risultati, la banca dovrebbe essere in grado di retribuire i sui 28.000 dipendenti con oltre 18 miliardi di dollari, qualcosa come 600.000 dollari cadauno. Molto di più per i ranghi più alti della struttura di controllo del gruppo.

La storia di Goldman e il suo  ruolo nella crisi finanziaria sono ormai diventati leggenda. Nessuno sa come questo gruppo sia riuscito praticamente ad evitare tutte le magagne delle altre società finanziarie (pochi subprime in portafoglio, nessuna esposizione verso società fallite, situazione finanziaria in ordine).

In effetti Goldman ha chiuso un unico trimestre in perdita dallo scoppio della crisi, quello dello scorso autunno, mentre quest’anno i suoi titoli hanno registrato in Borsa un balzo del 68% a 142 dollari, valori ancora molto lontani dai massimi del 2007.

Su come Goldman abbia fatto a generare soldi quando tutti li perdevano è semplice: rischio. L’abilità di lavorare con il rischio, gestendolo, ha permesso ai trader della banca di capitalizzare sul tumulto delle borse ma soprattutto, sul mercato del credito. Settore dove la banca avrebbe guadagnato una fortuna.

Anche il mercato delle materie prime (oro e petrolio in testa) ha contribuito a migliorare i risultati del gruppo così’ come l’attività di sottoscrizione di offerte di titoli, una pratica molto diffusa in un momento in cui le banche cercano disperatamente mezzi freschi per continuare.

Ma il vero asso della manica di Goldman è, in verità, quello di non avere praticamente più rivali nel suo business.Il gigante Jp Morgan Chase (una delle banche più solide fino a questo momento) non sembra interessarsi al trading mentre rivali storiche come Morgan Stanley Citigroup o Bank of America ahnno altri problemi da gestire piuttosto che comprare e vendere asset alla velocità della luce.

 Il successo (o la fortuna) di Goldman non sono tuttavia immuni da critiche. Sempre più spesso blogger o ex addetti ai lavori, gettano ombre sull’attività di questo gruppo che continua a rimanere uno dei posti più segreti e potenti della finanza globale.

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