L’evoluzione della finanza

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Avatar di Gianluigi Raimondi 22 Febbraio 2019 | 16:21

Riportiamo un passo molto interessante del Prof. Stefano Zamagni, Professore ordinario di Economia Politica alla Facoltà di Economia dell’Università di Bologna e Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna, tratto dal sito di FEDUF, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio

La finanza è uno strumento con potenzialità formidabili per il corretto funzionamento dei sistemi economici. La buona finanza consente di aggregare risparmi per utilizzarli in modo efficiente e destinarli agli impieghi più redditizi; trasferisce nello spazio e nel tempo il valore delle attività; realizza meccanismi assicurativi che riducono l’esposizione ai rischi; consente l’incontro tra chi ha disponibilità economiche ma non idee produttive e chi, viceversa, ha idee produttive ma non disponibilità economiche. Senza questo incontro la creazione di valore economico di una comunità resterebbe allo stato potenziale.

Tuttavia, la finanza con cui oggi abbiamo a che fare è largamente sfuggita al nostro controllo. Gli intermediari finanziari spesso finanziano soltanto chi i soldi già li ha (disponendo di garanzie reali uguali o superiori alla somma di prestito richiesta). La stragrande maggioranza degli strumenti derivati virtualmente costruiti per realizzare benefici assicurativi sono invece comprati e venduti a brevissimo termine per moventi speculativi con il risultato paradossale di mettere a rischio la sopravvivenza delle istituzioni che li hanno in portafoglio.

I sistemi di incentivo asimmetrici di managers e traders (partecipazione ai profitti con bonus e stock options e non penalizzazione in caso di perdite) sono costruiti in modo tale da spingere gli stessi ad assumere rischi eccessivi che rendono strutturalmente fragili e a rischio di fallimento le organizzazioni in cui lavorano. Un ulteriore elemento di pericolosa instabilità è dato dall’orientamento di queste organizzazioni ad un unico obiettivo, quello della massimizzazione dei profitti, un obiettivo che sopra-ordina gerarchicamente il benessere degli azionisti a quello di tutti gli altri portatori d’interesse. Banche massimizzatrici di profitto in presenza di incentivi distorti troveranno sempre più redditizio incanalare le risorse verso l’attività di trading speculativo o verso quelle con margini di rendimento maggiori di quella creditizia. Per continuare a leggere clicca qui.

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