Ottimismo vs aspettative sugli utili

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Avatar di Gianluigi Raimondi 27 Febbraio 2019 | 12:00

Di Christian Nolting, CIO Globale, Dws

I rialzi delle Borse sono stati alimentati dai recenti risultati trimestrali, dalla speranza di progressi nel negoziato commerciale sino-statunitense e da alcune indicazioni di un possibile dissolvimento delle incertezze incombenti sull’economia. Sono oggi necessari ulteriori aggiustamenti alle aspettative sugli utili?

Negli Stati Uniti si è conclusa la stagione degli utili. L’aumento degli utili su base annua, guidato dai titoli ciclici, è il più esiguo degli ultimi trimestri, ma resta saldamente in doppia cifra. Ma forse la notizia più importante è il ridimensionamento degli utili previsti del 2019, che i mercati stimano a un modesto +5%. Questo calo delle previsioni degli utili contrasta con i recenti rialzi delle Borse e potrebbe causarne il temporaneo consolidamento, anche se restiamo complessivamente ottimisti sul futuro dei corsi azionari e prevediamo che l’indice S&P 500 raggiungerà quota 2.850 entro i prossimi 12 mesi.

Dato questo contesto, la Federal Reserve continuerà a formulare con molta cautela i comunicati di politica monetaria: il verbale della riunione di gennaio, pubblicato questa settimana, è un capolavoro di studiata ambiguità, vagamente accomodante nel tono pur lasciando la porta aperta a nuove strette monetarie nel prosieguo dell’anno. Inoltre dal verbale abbiamo appreso che i partecipanti alla riunione ritenevano “opportuno” sospendere nei prossimi mesi l’attuale ridimensionamento del bilancio della Fed.

Gli utili delle aziende europee nel 4° trimestre 2018 sono stati più rosei di quanto alcuni temessero e non hanno certo interrotto i rialzi delle Borse continentali. Oltre la metà delle aziende dell’indice STOXX Europe 600 ha pubblicato i risultati, che sommati a quelli stimati delle altre società portano l’incremento degli utili al 2,50%. I settori dell’energia e dei servizi pubblici vantano i maggiori guadagni, mentre la finanza e i servizi ai consumatori hanno stentato. I riflettori restano puntati sui numeri dell’economia europea: infatti il generale pessimismo non è stato dissolto dagli esiti in chiaroscuro degli indici PMI di febbraio e dopo la fine dello stimolo somministrato dalla BCE con l’allentamento quantitativo si ipotizzano le sue prossime mosse. In questo clima d’incertezza, riteniamo forse ancora troppo ottimistici gli utili previsti dagli analisti nell’esercizio 2019.

Il ritorno della fiducia tra gli investitori asiatici si è manifestato non solo nelle Borse, ma anche nell’apprezzamento delle valute dei Paesi emergenti dell’Asia, di cui parliamo a pagina 5. Anche l’Asia ha potuto approfittare dell’orientamento apparentemente più accomodante della Federal Reserve e della speranza di progressi nel negoziato commerciale tra Stati Uniti e Cina. Altri possibili fattori di sostegno sono la volontà del governo cinese di attuare altri provvedimenti di stimolo e di mantenere relativamente stabile lo yuan. Infine il prezzo del petrolio, ancora moderato nonostante i recenti rialzi, contribuisce ad contenere i disavanzi con l’estero di alcuni Paesi asiatici. Tuttavia le perplessità sull’andamento dell’economia mondiale potrebbero alimentare la volatilità nel breve periodo.

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