Investitori: buone notizie, cattive notizie e il muro delle preoccupazioni

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di Gianluigi Raimondi 27 Febbraio 2019 | 12:30

Di Erik Knutzen, Chief Investment Officer – Multi-Asset Class, Neuberger Berman

Per gli investitori, la fase avanzata di questo ciclo potrebbe sembrare una ripetizione, più ampia e più marcata, delle altre fasi

Dalla crisi finanziaria, l’MSCI All Country World Index è cresciuto del 250% circa. Ma c’è mai stato nella storia un ciclo in cui gli investitori nutrivano un maggiore scetticismo nei confronti del momentum positivo e in cui le valutazioni azionarie hanno dovuto scalare così tanti “muri delle preoccupazioni”?

Il muro delle preoccupazioni è associato alle fasi avanzate di un ciclo, durante le quali il potenziale di rialzo azionario è concreto, ma le crepe nei fondamentali sottostanti sono accompagnate da un aumento della volatilità. Ecco perché investire durante la fase finale di un ciclo è così impegnativo.

Non stupisce che il muro della fase finale attuale sia tanto alto e tanto scivoloso. Gli investitori che desiderano scalarlo dovranno impegnarsi strenuamente per mantenersi in equilibrio e concentrati.

Comunicati economici di breve termine e titoli per mettere alla prova gli investitori

Dopo il brutto scivolone del dicembre 2018, nel 2019 i mercati azionari hanno registrato un brusco rimbalzo.

Tuttavia, come hanno fatto notare Joe Amato e Brad Tank, quando gli investitori si adattano a indicatori economici più deboli nel quadro di una ridotta liquidità dei mercati, i bruschi rialzi possono essere frequenti tanto quanto le rapide correzioni e non vanno erroneamente interpretati come segnali di “cessato allarme”. Se mai, gli indicatori economici e i rischi di mercato sottostanti sono andati peggiorando durante il rally azionario.

La performance dell’Europa, in particolare, continua a deludere. L’Italia è in recessione tecnica e venerdì, visto il quadro contrastante sia per il sentiment che per l’indice PMI, le revisioni finali del PIL tedesco del quarto trimestre hanno rivelato che la Germania ha evitato lo stesso destino per un soffio.

Sul fronte commerciale, la data ultima del 1° marzo per un accordo tra Stati Uniti e Cina si sta avvicinando e i passi avanti dei negoziati giustificano al contempo fiducia e cautela. Dietro le quinte, intanto, la Casa Bianca ha ricevuto uno studio sui potenziali rischi per la sicurezza derivanti dalle auto di importazione (ai sensi dell’articolo 232 dello U.S. Trade Expansion Act) che potrebbe spianare al Presidente la strada per l’imposizione di dazi, come accaduto con l’acciaio l’anno scorso.

Non è chiaro se o quando i dati della relazione verranno resi pubblici o quali azioni il Presidente USA deciderà di intraprendere sulla base di questi dati. Come Brad spiegava l’anno scorso, l’imposizione di dazi sulle automobili potrebbe produrre uno shock di ampia portata sulla crescita. Sarebbe un evento estremamente sfavorevole per i settori auto tedesco e giapponese, che già accusano una forte flessione delle vendite nel segmento dei veicoli diesel, e anche per l’Europa in generale. Una hard Brexit non farebbe altro che peggiorare la situazione.

Per capire come mai gli investitori stanno scalando questo muro di preoccupazioni, anziché precipitare, è sufficiente dare uno sguardo alle principali banche centrali

A gennaio, la Federal Reserve ha assunto toni più accomodanti, dieci giorni fa la Banca centrale europea ha confermato di avere allo studio un’altra serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO) e la settimana scorsa la Banca del Giappone ha fatto sapere di essere pronta ad allentare ulteriormente le condizioni di politica monetaria qualora necessario. In Cina, la crescita sorprendentemente forte del credito potrebbe rappresentare un primo segnale dell’efficacia del programma di stimoli e tradursi, di qui a qualche mese, in un miglioramento del PMI.

Questi sono aspetti positivi. Gli aggiustamenti delle banche centrali contribuiranno in modo significativo a un atterraggio morbido, che noi consideriamo il risultato più probabile per l’economia. Non dimentichiamo, però, che questi adeguamenti sono misure adottate in risposta a rischi sottostanti considerevoli.

Attuare e mantenere la diversificazione rimane un aspetto importante

Come abbiamo già avuto modo di dire, un ciclo costellato di “muri delle preoccupazioni” culminerà, molto probabilmente, in un muro di preoccupazioni di notevoli dimensioni. Analogamente, nelle fasi finali di un ciclo caratterizzato dall’allentamento quantitativo (l’“opzione put” delle banche centrali globali che trasforma le cattive notizie in buone notizie e viceversa), gli investitori hanno da sempre dovuto lottare per trovare un complesso compromesso tra rallentamento della crescita, politiche delle banche centrali e left-tail risk, cioè i rischi di eventi estremamente avversi ma relativamente improbabili. Il rialzo dell’oro, attualmente in atto, esemplifica il dilemma: anticipa un prolungamento dei tassi di interesse bassi, con conseguente prolungamento del ciclo, oppure è un segno premonitore di una fine prematura del ciclo?

A nostro avviso, un investitore che si muove con prudenza nelle fasi finali di un ciclo economico tiene presenti entrambe le eventualità

Pur ritenendo realistica la prospettiva di un atterraggio morbido, siamo del parere che un’attenta diversificazione del portafoglio resti un aspetto importante e che includa rigorosamente un riassetto delle esposizioni azionarie e obbligazionarie durante i rally dei mercati, a tutela della diversificazione stessa.

Ciò non solo contribuisce ad evitare eventuali smentite dello scenario atteso di un atterraggio morbido, ma favorisce il contenimento dei ribassi nei momenti di volatilità. Gli investitori adeguatamente diversificati si trovano meno spesso costretti a vendere in mercati illiquidi durante i periodi di volatilità. Per questo motivo si trovano in una posizione migliore per sfruttare le diverse situazioni, aggiungendo o incrementando posizioni che, qualora il ciclo dovesse proseguire, registrerebbero performance positive, ancorché con valutazioni inferiori, che contribuirebbero a ridurre l’esposizione ai ribassi.

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