Scudo fiscale, nessun rimpatrio virtuale dei capitali

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di Fabio Coco 16 Luglio 2009 | 13:45
Secondo l’Associazione Italiana Private Banking, il nuovo scudo fiscale non contempla più un trasferimento “virtuale” dei capitali dall’estero all’Italia, tramite interposizione di un intermediario residente, bensì un rimpatrio effettivo dei flussi finanziari.

Il terzo scudo fiscale è in fase di definizione da parte degli analisti e dei tecnici di governo, sempre ammesso che poi trovi un’effettiva approvazione da parte della Commissione Europea. L’emendamento ieri presentato da [p]Giulio Tremonti[/p] alla Camera, concerne la regolarizzazione dei capitali illecitamente esportati all’estero. Le attività finanziari e patrimoniali oggetto della disciplina sono solo quelle detenute “almeno al 31 dicembre 2008 e rimpatriate ovvero regolarizzate a partire dal 15 ottobre 2009 e fino al 15 aprile 2010″, tutte maggiori entrate che saranno destinate alle manovre di bilancio degli anni a venire. Con l’eccezione dallo scudo fiscale dei reati tributari previsti dalla legge (“Scudo fiscale, Tremonti contro i paradisi fiscali”), l’imposta si applicherà su un rendimento lordo “presunto delle attività del 2% annuo per i 5 anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione, con un’aliquota sintetica del 50% per anno, comprensiva di interessi e sanzioni e senza diritto allo scomputo di eventuali o crediti”.

Il nuovo provvedimento interessa clienti private, professionisti e sopratutto gli imprenditori, visto che favorisce il rimpatrio di capitali con la garanzia dell’anonimato e della riservatezza. L’Associazione Italiana Private Banking (AIPB), il cui segretario generale è Bruno Zanaboni, ha accolto con gradimento la terza nuova revisione dello scudo fiscale, poiché si tratta di un intervento importante per il risparmio privato, finalizzato a favorire il rientro dei capitali dall’estero, ha spiegato Zanaboni. Uno dei punti fondamentali risiede nel fatto che l’emendamento riguarda il solo ritrasferimento del patrimonio in Italia, come per i due precedenti scudi, e prevede l’ipotesi di regolarizzazione di asset che rimarranno fisicamente all’estero solo per i paesi dell’UE.

Franco Fondi, tributarista membro della Commissione Normativa e Consulenza legale e fiscale dell’Associazione, spiega che  lo scudo fiscale 3, non contempla più la possibilità di rimpatrio dei capitali in maniera “virtuale” per quanto riguarda i paesi extra-UE, mediante interposizione di un intermediario residente che, però, continua a mantenere gli asset all’estero. I precedenti due scudi, invece, prevedevano il rimpatrio fisico delle attività finanziarie, che venivano traferite ad un intermediario finanziario residente, oltre che la regolarizzazione, che consentiva di far emergere le attività detenute all’estero senza trasferirle all’intermediario. Discorso ancora valido per i paesi Europei.

In sostanza, il nuovo emendamento “potrebbe per quanto riguarda paesi come la Svizzera tradursi in flussi finanziari effettivi verso gli intermediari residenti”, ha spiegato Fondi.

Per quanto riguarda, invece, il sostegno alle imprese, il presidente dell’ABI Corrado Faissola, all’incontro governo-parti sociali per la presentazione del Dpef, ha dichiarato che: “Sul credito alle imprese stiamo affrontando tutti insieme i vari aspetti del tema. Molto è stato fatto – dalla convenzione con la Cassa Depositi e Prestiti all’accordo con la Sace – per offrire alle imprese la possibilità di fare maggiori investimenti. L’attuale iniziativa sulla moratoria – ha concluso Faissola – può dare un ulteriore contributo. Dobbiamo lavorare insieme con Governo e imprese per trovare soluzioni semplici, concrete e condivise”.

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