Banca Ifis cade dopo annuncio uscita Bossi, ma i fondamentali valgono una scommessa

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di Luca Spoldi 12 Marzo 2019 | 08:30

Seduta da dimenticare quella di ieri per Banca Ifis, che a Piazza Affari chiude la prima seduta della settimana a 15,78 euro per azione, in calo del 11,65% circa rispetto alla chiusura di venerdì (quando già segnava un calo del 45% abbondante sugli ultimi 12 mesi) dopo un minimo intraday a 15,01 euro. A innervosire gli investitori è l’annuncio che l’attuale Ceo, Giovanni Bossi, non sarà ripresentato nella lista dell’azionista di maggioranza alla prossima assemblea.

Bossi, in Banca Ifis da 24 anni, ha fatto crescere la società fondata nel 1983 da Sebastien Egon Von Furstenberg (presidente della società, figlio di Clara Agnelli e fratello del defunto stilista Egon von Furstenberg) fino a diventare uno dei principali operatori nel segmento degli Npl (crediti deteriorati), oltre che del factoring e dei finanziamenti alle Pmi, anche grazie ad acquisizioni come quella dell’ex Ge Capital Interbanca e, più di recente, di Fsb.

Non sono stati resi noti i motivi che hanno portato l’azionista di maggioranza, La Scogliera (in cui Sebastien Egon Von Furstenberg è socio al 67,13% e gli eredi del fratello al 30,58%), a non confermare Bossi, anche se taluni ipotizzano che per il ruolo di Ceo Sebastien stia pensando al figlio Ernesto, di 37 anni. La cosa che ha lasciato sconcertato alcuni investitori sembra essere anche il fatto che, come ha precisato una nota societaria, non sono in essere accordi relativi al riconoscimento di trattamenti di “severance” (ossia di buonuscita) dell’amministratore delegato.

Un dettaglio che si legherebbe secondo quanto riferisce il sito BeBeez al fatto che il contratto di Bossi non prevedeva alcuna clausola di non concorrenza ed è dunque possibile, almeno teoricamente, che lo stesso manager una volta terminato il suo impegno con Banca Ifis possa intraprendere un proprio progetto concorrente. Eppure dal punto di vista dei fondamentali Banca Ifis è certamente un investimento potenzialmente molto interessante.

I fondamentali di Banca Ifis

Nell’ultimo bilancio, da poco presentato alla comunità finanziaria, sono emersi un margine di intermediazione consolidato di 576,5 milioni di euro, in crescita del 9,7% sul 2017, un utile netto a 146,8 milioni, in calo dai precedenti 180,8 milioni, e un dividendo per azione di 1,05 euro corrispondente a un rendimento in termini di dividend yield del 6,65% alle quotazioni correnti. Livelli che potrebbero giustificare una scommessa sia in termini di trading di breve periodo sia più a medio termine, sempre che i nuovi vertici che seguiranno l’uscita di Bossi si dimostrino all’altezza della sfida.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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