Salini Impregilo: “Ok al polo italiano, ma per crescere puntiamo sull’estero”

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di Max Malandra 19 Marzo 2019 | 10:30

Inizio di settimana negativo per Salini Impregilo, complici conti 2018 apparsi “deboli e notevolmente peggiori del previsto” agli analisti di Banca Akros (che sul titolo ha un giudizio “neutral” e un target price di 2,2 euro) e più in generale poco esaltanti al pari delle indicazioni sugli obiettivi 2019, “tendenzialmente in linea” con quelli del 2018. Nel corso della conference call di presentazione dei risultati, sono tuttavia emersi due dati interessanti. Anzitutto, il mercato italiano pesa ormai solo il 10% circa a livello di ricavi e il gruppo intende continuare a diversificare, puntando in particolare su Usa, Australia e Medio Oriente.

Se l’Italia pesa ormai poco, non è per questo un mercato che il gruppo guidato da Pietro Salini intenda trascurare, anzi: “ovviamente abbiamo una strategia in Italia, radici in Italia e questo è importante, ma le nostre competenze sono nel mondo”, ha spiegato lo stesso Salini sottolineando peraltro come “rilanciare il settore delle infrastrutture è una priorità per il paese”. Per questo “Salini Impregilo è pronta a mettere a disposizione la propria esperienza e la propria forza per creare un soggetto italiano in grado di competere a livello internazionale”. “Con Progetto Italia vogliamo creare un player più grande” ha continuato Pietro Salini, aggiungendo: “abbiamo già iniziato con l’offerta su Astaldi e proseguiremo” con ulteriori operazioni.

A molti è suonata come la definitiva conferma delle ipotesi di un coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti per dare vita a un più ampio polo delle costruzioni italiane. Coinvolgimento che, si disse a inizio anno, potrebbe passare per un ingresso di Cdp nel capitale di Salini Impregilo, che come noto aumenterà il capitale di 225 milioni di euro per rilevare il 65% di Astaldi (secondo costruttore italiano dietro a Salini Impregilo) post aumento così da dar vita a una società “sostanzialmente esdebitata” e “col supporto di co-investitori di lungo periodo”, come ha confermato Pietro Salini.

Se così sarà Salini Impregilo (sinora controllata al 68% da Salini Costruttori) potrebbe essere in grado di inglobare nel “polo” anche società come Cossi (controllata all’80% da Condotte, terzo maggior general contractor italiano, finito commissariato), Seli Overseaas e Grandi Lavori (gruppo Grandi Lavori Fincosit), Mantovani, Trevi (partecipata da Cdp al 16,85%) e Cmc. Ne nascerebbe un gruppo di dimensioni europee, con un giro d’affari di una decina di miliardi di euro, ma anche gravato da quasi 5 miliardi di debiti commerciali.

Il polo italiano avrebbe peraltro una redditività in termini di Roe (ritorno sul capitale) pari ad una frazione di quella dei concorrenti europei maggiori come Vinci, leader europeo del settore con un giro d’affari di oltre 43,5 miliardi, Acs (35 miliardi circa di fatturato) e Bouygues (poco meno di 33 miliardi di ricavi). Troppe zone d’ombra, dunque, per esaltare analisti e investitori, tanto più quando le grandi operare risentono del generale clima di incertezza circa le politiche infrastrutturali del governo italiano non meno che dei ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione italiana.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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