Economia Usa: il ciclo continua?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 27 Marzo 2019 | 14:30

Il recente rallentamento della crescita e lo spostamento della Fed su una linea dovish rendono meno probabile che gli Una entrino in recessione

“Sei mesi fa, ritenevamo altamente probabile che nel corso del 2019 si sarebbero manifestati segnali di allarme per l’economia degli Stati Uniti. Ci preoccupava il fatto che gli stimoli fiscali potessero essere mal programmati nella loro tempistica e potessero portare a un surriscaldamento e una potenziale recessione nel 2020”. L’avvertimento arriva da Tim Drayson, Head of Economics di Legal & General IM, che di seguito spiega la propria view.

I nostri indicatori di recessione aggiornati, invece, per quanto si tratti pur sempre di aspetti di carattere predittivo, sembrano più positivi di quanto non avessimo previsto per l’inizio del 2020. Che cosa è cambiato?

Il grande fattore di cambiamento è stata la linea accomodante della Federal Reserve

I tassi sono stati lasciati invariati prima di quanto ci aspettassimo. Sarebbe facile attribuirne la responsabilità all’aumento della volatilità del mercato verso la fine dell’anno scorso: a nostro avviso, invece, il principale motivo risiede nell’outlook più morbido sull’inflazione.

Tre ragioni per un ciclo più lungo

Vi sono a nostro avviso tre ragioni che portano a ipotizzare una prosecuzione del ciclo economico degli Stati Uniti.
Innanzitutto, la crescita globale si è indebolita con la performance deludente della Cina. Quindi le pressioni legate ai prezzi delle importazioni sono in gran parte assenti. Sebbene alcuni si aspettino che le politiche di stimolo della Cina aiuteranno a stabilizzare la crescita, noi non prevediamo un rimbalzo significativo.
In secondo luogo, la crescita degli Stati Uniti è rallentata. Non disastrosamente, ma abbastanza per ridurre il rischio di surriscaldamento dell’economia. Sembra che l’incertezza attorno alla guerra commerciale e al blocco delle attività amministrative (government shutdown) abbia indebolito gli investimenti delle imprese. Al contrario, consideriamo i dati negativi sulle vendite al dettaglio di dicembre come un’anomalia e continuiamo a ritenere che i consumi americani siano un motore di crescita.
Infine, le previsioni sull’inflazione sono inaspettatamente diminuite. Questo aspetto è cruciale, poiché probabilmente eserciterà una pressione al ribasso sul comportamento dei prezzi e dei salari.

Indizi di una recessione

Se guardiamo ai venti indicatori di recessione che monitoriamo per gli Stati Uniti, possiamo constatare come il minor rischio di un aumento dell’inflazione e il percorso più morbido dei tassi di interesse rendano di fatto meno probabile nel giro di poco tempo una crescita repentina dei costi del debito privato. Il comportamento cauto delle aziende (ad esempio, in termini di capex), inoltre, contribuisce a prevenire l’accumulo di eccessi.

In questo momento sembrano esserci minori rischi di una sovraproduzione e di investimenti non redditizi che porterebbero a un aumento delle scorte o ad un rapido deterioramento del deficit di finanziamento delle imprese. Ciò, a sua volta, renderà le banche probabilmente più disposte, in futuro, a continuare a prestare denaro in quanto i loro clienti non saranno esposti a un grande stress finanziario.
Perché avvenga una recessione di solito è necessario un aumento dell’inflazione, per costringere la Fed a frenare, oppure occorrono un errore di politica, eccessi nel settore privato o lo scoppio di una bolla dei prezzi degli asset. Nonostante il ristretto mercato del lavoro statunitense indichi che l’economia si trova nella fase finale del ciclo, nessuno di questi fattori sembra presente in questo momento. Certo, c’è sempre il rischio di un grande shock esogeno e mentre le recenti notizie sulla guerra commerciale Cina-USA lasciano pensare almeno a un cessate il fuoco, c’è ancora la minaccia destabilizzante dei dazi sul settore automobilistico.

Gli Stati Uniti hanno anche a che fare con battaglie dentro al Congresso per quanto riguarda il tetto del debito che probabilmente coincideranno con un potenziale tracollo fiscale in ottobre se i legislatori non riusciranno a trovare un accordo per alzare i limiti di spesa. Ma se si riusciranno a evitare grandi fattori di disturbo, è probabile che il ciclo sia destinato a continuare. Storicamente è sempre stato difficile progettare un atterraggio morbido negli Stati Uniti (riportando la crescita intorno al potenziale, che stimiamo approssimativamente all’1½%), ma con lo svanire degli stimoli fiscali nel 2020 questa sta diventando la nostra previsione di riferimento.

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