L'Europa accusata di protezionismo dalla lobby alternativa

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di Marco Mairate 28 Luglio 2009 | 11:30
Prosegue il dibattito tra la lobby dell’industria alternativa e le autorità di mercato europee, impegnate ad approvare uno nuovo statuo per i fondi hedge.

The Alternative Investment Management Association (AIMA) reclama che la bozza presentata dalla Commissione europea su una nuova possibile regolamentazione dei fondi hedge, sarebbe nient’altro che una forma di protezionismo che mina l’attiva dei manager extra UE.

Secondo la lobby alternativa, la direttiva porterà grandi problemi  per i fondi e gestori non ubicati in Europa che intendono vendere i loro prodotti ai cittadini del vecchio continente. La possibilità di fare sollecitazione ai propri prodotti, infatti, verrà concesso ai manager esteri solo dopo aver ottenuto uno speciale passaporto per la promozione dei fondi. Passaporto che verrà distribuito dalla stessa UE e anche se la direttiva entrerà in vigore solo tra tre anni, gli ostacoli per l’ottenimento della ‘patente’ si dimostrano molto difficili da superare (come per esempio l’obbligo di dimostrare l’effettiva equivalenza regolatoria e fiscale tra il fondo estero e il regime europeo)

Aima spiega che la direttiva rende così difficile e oneroso per i fondi esteri lavorare nella EU da additare Bruxelles di vero e proprio protezionismo, se non nelle intenzioni sicuramente nei fatti.

Questa situazione è vera soprattutto per quei gestori basati in Nord America e nella regione Asia-Pacifico, che subiranno il maggior contraccolpo dall’introduzione della direttiva. Ma anche gli stessi investitori europei, secondo Aima, avranno uno svantaggio da tale situazione dato che l’offerta disponibile subirà una sicura contrazione, i costi saliranno mentre i rendimenti andranno a calare.
 
“I fondi e i gestori extra UE saranno ‘buttati’ fuori dal mercato europeo con conseguenze preoccupanti – spiega in un comunicato Andrew Baker, chief executive dell’AIMA – i principali centri dell’industria alternativa come Stati Uniti, Canada, Svizzera, Hong Kong, Singapore, Giappone, Australia e Sud Africa, saranno colpiti da questa decisione. Questo non è un problema interno solo alla UE”.

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