Decreto anti-crisi: probabili modifiche del Senato

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di Fabio Coco 28 Luglio 2009 | 13:30
Silvio Berlusconi non esclude la possibilità che il Senato apporti delle modifiche al testo del nuovo decreto fiscale, approvato con 35 voti di scarto a favore. Non sono mancate, però, le critiche da parte del mondo politico.

“Vediamo. Penso di sì”. Sono le parole di Silvio Berlusconi riguardo alla possibilità di modifiche al decreto fiscale da parte del Senato. Approvato da 285 voti favorevoli e 250 contrari, il provvedimento sarà da domani all’esame dei senatori della Repubblica Italiana.

Per quanto riguarda, invece, la tassazione delle riserve auree, la  nuova imposta sostitutiva del 6% sulle plusvalenze nella compravendita di oro per usi non industriali (norma valida solo per le imprese e Bankitalia), il presidente del Consiglio ha dichiarato: “Vediamo. Stiamo lavorando”. La tassa sull’oro, infatti, è stata bocciata due volte dalla Bce, perché ritenuta lesiva dell’autonomia di Bankitalia. Inoltre, sembra non convincere Francoforte la formula secondo la quale, per applicare tale tassazione, a Bankitalia occorrerebbe il parere “non ostativo” della banca centrale europea.

Non sono mancate le reazioni da parte del mondo politico.”E’ un’altra pagina nera di questo Parlamento”, ha detto il segretario del Pd Dario Franceschini. “Il copione è sempre lo stesso: il consiglio dei ministri approva in bianco un decreto, che poi viene pubblicato dopo 6-7 giorni; poi alla Camera comincia la discussione ma si sa già che arriverà un maxiemendamento che umilia l’opposizione e il lavoro delle commissioni”.

In diversi si sono lamentati, inoltre, di mancati interventi a favore del Mezzogiorno, sul quale Berlusconi ha dichiarato che presto il governo si metterà all’opera anche sul questo fronte. Mpa e la parte del Pdl guidata da Gaetano Micciché hanno minacciato di uscire dalla maggioranza, mentre Fabrizio Cicchitto, capogruppo sempre del Pdl, ha invitato il governo ad una “definizione di un progetto organico per il Sud”.

Infine, si ricorda che, tra le varie riforme, le novità principali del decreto fiscale prevedono l’istituzione di un nuovo scudo, dopo quelli del 2001 e del 2003, che prevede una commissione del 5% sui rendimenti degli ultimi 5 anni sul rimpatrio di capitali da Paesi fuori dallo spazio economico europeo e la regolarizzazione di quelli nell’area, purché sia garantito un adeguato flusso di scambi informativi fiscali, a livello amministrativo. Il decreto anti-crisi prevede anche, come accennato, un’imposta del 6% sulle riserve auree, con un tetto al prelievo di 300 milioni. Inoltre, il testo introduce una stretta sulle compensazioni Iva, all’insegna della lotta alle frodi: oltre i 10mila euro, occorre quindi il visto di conformità da parte di professionisti, Caf e consulenti.

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