Amundi, ecco le pagelle dei mercati nel primo trimestre

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di Max Malandra 3 Aprile 2019 | 12:00

A cura di Giordano Beani, head of Multi-Asset Fund Solutions Italy di Amundi SGR

È già tempo di mini bilanci. Settimana scorsa si è chiuso il primo trimestre del 2019 e le pagelle dei mercati finanziari internazionali registrano pressoché tutte ottimi voti. I primi tre mesi dell’anno si sono rivelati l’esatto contrario di quanto successo nel 2018, allorché come raccontato fino alla nausea la stragrande maggioranza delle classi di attivo di rischio avevano fatto registrare performance negative. In questo primo scorcio d’anno, invece, mercati azionari, obbligazionari governativi, corporale, high yield, emergenti e periferici europei, hanno tutti conseguito performance positive e in alcuni casi di entità tale da cancellare il passivo registrato l’anno scorso. Quali le ragioni di questa inversione di rotta?

  • In primo luogo, buona parte del merito è da ascrivere al mutato atteggiamento delle principali Banche Centrali mondiali, con in testa la Federal Reserve, la quale è passata da un atteggiamento restrittivo quasi non curante dei segnali che i mercati avevano inviato soprattutto nell’ultimo trimestre dello scorso anno, ad un atteggiamento estremamente accomodante, segnalando una pausa nel ciclo dei rialzi dei tassi fino a fine 2019, in assenza beninteso di mutamenti delle tendenze macroeconomiche e delle dinamiche dell’inflazione in atto, oltre allo stop nella restrizione del proprio bilancio a partire da settembre. Anche la BCE è tornata ad essere estremamente accomodante spostando ogni ipotesi di rialzo dei tassi ufficiali almeno fino a fine 2019, annunciando nuovi programmi di sostegno al sistema bancario attraverso nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO) e indicando proprio settimana scorsa che sono allo studio misure per lenire gli effetti perniciosi dei tassi di interesse negativi sul sistema bancario dell’Eurozona. Infine, passando ad oriente, la Banca Popolare cinese è tornata ad essere anch’essa estremamente proattiva nel cercare di contrastare gli effetti di rallentamento sulla seconda economia globale delle guerre tariffarie con gli Stati Uniti ormai in corso da un anno.
  • In secondo luogo, proprio in tema di dispute commerciali, i mercati finanziari hanno accolto con favore l’inizio delle trattative tra Stati Uniti e Cina, contestualmente al rinvio dell’inasprimento tariffario minacciato dagli Stati Uniti che avrebbe dovuto aver luogo a inizio marzo. Le notizie più recenti sul tema sono della fine di settimana scorsa, con un nuovo round di negoziati in Cina giovedì e venerdì, che proseguiranno a Washington questa settimana, che sembra confermare i buoni progressi in atto, anche se non è stata ancora annunciata una data finale per la sigla dell’eventuale accordo.
  • In terzo luogo, i mercati azionari avevano raggiunto valutazioni a fine dicembre molto compresse sia in valore assoluto sia in termini relativi rispetto ai rendimenti obbligazionari, con il cosiddetto “premio per il rischio” (risk premium), vale a dire la differenza tra il rendimento atteso sulle azioni ed il rendimento delle obbligazioni, risalito quasi al 5%, livello massimo da inizio 2016 e più che doppio rispetto a quello medio degli ultimi 20 anni.

 

Il combinato disposto di questi elementi ha consentito all’Indice MSCI World di ottenere un rialzo del 12,3% nel primo trimestre con gli Stati Uniti in ascesa del +13% (indice S&P 500), l’Area Euro dell’11,7% (indice Eurostoxx 50) ed il nostro mercato che ottiene il miglior risultato dell’Area con il +16,2% dell’Indice FTSE MIB. Sui principali mercati sviluppati seguono l’Australia con un +9,5%, Londra, che nonostante la saga di Brexit chiude a +8,2% ed il Giappone, forse la delusione maggiore, con “solo” +6% (Indice Nikkei 225). Per quanto concerne gli emergenti azionari l’Indice MSCI Emerging ha messo a segno un rialzo del 9,6%, e la palma del migliore è andata alla Cina con un roboante +28,6% dell’indice CSI 300, seguita a distanza dalla Russia con +12,5%, grazie al buon andamento del petrolio, Taiwan con +9,4%, Brasile a +9%, India a +7,2% e Corea a +5,5%. Tra gli emergenti principali per gli amanti della statistica il solo mercato a chiudere in negativo è stata la Malesia con un – 2,8%.

Anche sui mercati obbligazionari si sono registrate performance positive su tutti i comparti, compreso con grande sorpresa anche quello governativo a lunga scadenza sia negli Stati Uniti sia nell’Area Euro “core” con performance rispettivamente del +3,3% e del 2,7% dei comparti 7-10 anni. Ottime performance anche dei segmenti corporate investment grade Euro (+4%) e US (+6,6%) e dei segmenti “high yield” Euro (+4,8%) e US (+7,8%). Infine anche le obbligazioni emergenti hanno dato ritorni positivi sia in valute forti (+6,8%) sia in valute locali (+3,1%)

Per quanto riguarda le divise il dollaro, anche qui contro ogni previsione, ha mantenuto una certa forza nei confronti dell’Euro, chiudendo il trimestre a 1,122 (+2%), mentre la Sterlina si è rafforzata contro Euro e dollaro e lo Yen è rimasto pressoché stabile.

Infine, sulle principali commodity petrolio in rialzo di ben il +25% (Brent) e oro di solo lo 0,84%.

In conclusione, quindi, trimestre di gran sollievo per investitori finali ed operatori del settore, ma non possiamo non segnalare che una serie di questioni soprattutto geopolitiche rimangono ancora aperte, in primis la questione Brexit che appare sempre più ingarbugliata dopo la terza bocciatura del piano May settimana scorsa e all’approssimarsi del 12 aprile, data di estensione concessa dalla UE, ma anche la questione delle dispute commerciali sino-americane, che sebbene come detto sembri avviarsi a buona conclusione, non è ancora del tutto assicurata. Inoltre, i mercati si presentano ad inizio secondo trimestre con un comportamento dicotomico.

I mercati obbligazionari, infatti, sembrano segnalare il pericolo imminente di una recessione con rendimenti in Area Euro di nuovo negativi anche sulle scadenze lunghe e l’inversione della curva dei rendimenti negli Stati Uniti. I mercati azionari, invece, appaiono ben sostenuti, nonostante i consistenti rialzi già ottenuti, nella speranza che le Banche Centrali e gli “spiriti animali” dell’economia riescano a pilotare l’atterraggio morbido di questa fase di rallentamento e la ripartenza delle economie nella seconda parte dell’anno. Chi esattamente sia non lo sappiamo, ma di certo una delle due parti si sbaglia, e noi, da sempre fedeli seguaci dell’azionario, sappiamo bene per chi fare il tifo.

 

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