Borse insensibili al Fmi e ai dati macro

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di Gianluigi Raimondi 3 Aprile 2019 | 16:30

A cura di Wings Partners Sim

Le dichiarazioni allarmate del Fondo Monetario Internazionale (che vede una situazione di stallo nella crescita accompagnato da prospettive “precarie”) che vanno ad aggiungersi a quanto già comunicato dal WTO (che ha recentemente tagliato le stime di crescita globale ai minimi da tre anni) non sembrano impensierire troppo i mercati azionari, artefici di un nuovo allungo particolarmente significativo questa volta sul comparto europeo, con lo Stoxx Europe 600 che alla terza sessione rialzista consecutiva si porta sui massimi dal settembre scorso trascinato al rialzo dai settori che ultimamente sono stati i meno amati dagli investitori, ovvero auto e banche.

Più composta la reazione di Wall Street

Dopo il già deludente dato sulle vendite al dettaglio di lunedì incassa anche il collasso nella componente degli ordinativi di beni durevoli che mostra la sua dinamica rialzista più debole da 16 mesi a questa parte; ma già questa mattina l’Asia ribadisce l’impronta ottimista, e grazie ad un dato sul PMI dei servizi in Cina migliore della attese accompagnato da ulteriori conferme che un accordo tra Cina ed USA sia ormai ad un passo dopo un articolo del Financial Times che rileva come la maggior parte degli elementi ostativi sia stata superata, l’indice MSCI si porta su un nuovo massimo da sei mesi.

Le valute

Se il comparto valutario rimane stranamente immobile (eccezion fatta per la sterlina che sembra recepire positivamente quella che appare invero una situazione quanto mai confusa a 9 giorni dal termine ultimo concesso dall’Europa per una decisione in merito alla Brexit), altri settori brillano, tra cui va annoverato il dismesso comparto delle criptovalute, rimbalzato del 77% come indice generale dai suoi minimi capitanato dal Bitcoin che si attesta ieri sui massimi dal 2019; in pochi si spiegano questa resurrezione per un settore che sembrava ormai defunto per quanto all’iniziale spinta rialzista sembra abbia contribuito la falsa notizia del 1° di aprile che le autorità di vigilanza avessero approvato il lancio di due ETF basati sul Bitcoin.

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