Brexit, mercati finanzari positivi nonostante i coup de theatre

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Avatar di Gianluigi Raimondi 5 Aprile 2019 | 13:00

Nuovo coup de theatre nella telenovela Brexit

Ieri sera, la May, al termine del suo Consiglio dei Ministri fiume, ha cambiato strategia. La Premier ha offerto al Leader dell’opposizione, il Laburista Corbyn di lavorare ad un compromesso. In assenza di risultati concreti, accetterà qualunque proposta del Parlamento racimoli una maggioranza. Per ottenere ciò, chiederà all’EU un estensione il più breve possibile, per non dover partecipare alle elezioni europee.

Il mercato l’ha presa bene

In sostanza, fa notare Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, è uno sviluppo inatteso, che aumenta la probabilità di un accordo per una brexit possibilmente più morbida, in linea con i desiderata dei Laburisti, e riduce la possibilità (già bassa) di una no deal brexit, e quella (invece elevata) di un estensione lunga, e dell’incognita elezioni.

Naturalmente, fa poi notare Sersale, gli ostacoli verso quest’epilogo idilliaco restano parecchi. Il precedente tentativo di colloqui tra la May e Corbyn non ha portato in nessun posto, e che questo secondo tentativo abbia successo è tutt’altro che certo. Stesso discorso per i voti indicativi, inconcludenti in 2 precedenti occasioni, anche se l’ultima volta il margine della sconfitta per l’emendamento Clarke è stato minimo. Certo è che dovesse un emendamento passare, il rischio che la May non lo implementi scende parecchio: solo una caduta del Governo dovrebbe impedirlo. Poi c’è l’accordo con Bruxelles sull’estension: l’EU potrebbe avere da ridire sull’estensione breve e sulla non partecipazione alle elezioni (Macron ha già cominciato a mettere le mani avanti).

In tutto questo, bisogna vedere che succederà in Parlamento col nuovo progetto di legge Cooper/Letwin, il quale, se approvato, imporrà al Governo di chiedere un estensione e di mettere al voto ogni controproposta EU. Vediamo cosa emerge dai colloqui Governo-opposizione, e cosa partorisce il Parlamento.

I mercati azionari hanno avuto anche altri motivi di soddisfazione

Sul fronte trade, il FT ha riportato che le parti avrebbero raggiunto un intesa sulla maggior parte delle questioni. I dissensi rimanenti riguardano i dazi già elevati. La Cina vorrebbe che venissero eliminati subito per effetto della firma, metre gli USA vogliono lasciarli in piedi, a garanzia dell’osservanza delle promesse. Il Vicepremier Liu He arriva a Wahington in queste ore e il FT sostiene che un buon esito dei prossimi meeting potrebbe portare ad una firma entro Aprile.

Il secondo motivo di giubilo è che il PMI Markit servizi cinese ha mostrato un’altra robusta sorpresa positiva (54.4 da prec 51.1 e vs attese per 52.3). Si tratta della lettura più alta da Gennaio 2018, il che va ben oltre quanto si potrebbe attribuire ad un mero effetto stagionale. La forza è confermata dal sottoindice new business (+3 punti a 53.8). Per effetto delle sorprese su manifatturiero e servizi, il PMI composite cinese di marzo ha recuperato 2.2 punti a 52.9, massimo da giugno 2018.

Raramente, nel recente passato, abbiamo avuto un messaggio cosi univoco dal confronto dei PMI elaborati dall’ufficio statistico nazionale cinese (più incentrati sulle grosse imprese statali) e quelli elaborati da Markit (più orientati alla azienda di medie dimensioni, privata (vedi figura, dove in rosso sono stati indicati gli scostamenti dalle attese, e in verde quelli dal dato di Febbraio)

Si tratta del primo segnale, da parte delle survey di attività economica, che effettivamente lo stimolo erogato sta cominciando a produrre effetti. Apparentemente, il ciclo cinese approccia il secondo semestre in moderata accelerazione.

Con news di questo tenore, non c’è da stupirsi che la seduta asiatica abbia avuto un buon tono. Tutti i principali indici hanno mostrato progressi sostanziali, ad eccezione di Mumbai, che però ha segnato i massimi storici proprio ieri, e guarda con trepidazione alla riunione della Banca Centrale indiana, in cui dovrebbero essere tagliati i tassi.

Nemmeno l’azionario europeo si è fatto pregare, ed ha approcciato le revisioni dei PMI servizi e composite con gli indici già ben impostati. Qui le notizie sono state assai migliori che sul manifatturiero. A cominciare dal PMI servizi italiano di marzo, che ha messo a segno un balzo (53.1 da prec 50.4 e vs attese per 80.8). Il ritmo di espansione per il settore è il più rapido da settembre scorso, grazie a un aumento della domanda interna. Il sottoindice delle aspettative ha segnato i massimi da 11 mesi. La forza dei servizi ha ottenuto di riportare il PMI composite sopra la soglia di espansione per la prima volta da 5 mesi (51.5 da prec 49.6 e vs attese per 49.8). La tenuta del settore servizi è di buon auspicio per un ritorno alla crescita nel secondo trimestre per l’economia italiana, se il manifatturiero collabora un po’.

Dopo gli ultimi numeri, ci voleva!

Per quanto riguarda le revisioni dei dati resi già noti in sede Flash, le news sono state sostanzialmente positive, con la Francia a mostrare +0.4 sui servizi e +0.2 a 48.9 per il composite, e la Germania +0.5 sui servizi , ma il composite (-0.1 a 51.4) gravato dalla brutta revisione al manifatturiero comunicata lunedi.
Servizi e composite Eurozone hanno entrambi migliorato rispetto ai flash (+0.6 a 53.3 e +0.3 a 51.3). La discesa rispetto a Febbraio del composite  è ridotta a 0.3 punti, mentre il servizi recupera 0.5, dopo il +1.6 segnato a Febbraio. Dati coerenti con una crescita di 0.2% trimestrale.

“Personalmente – concluede Sersale – traggo dai numeri odierni le seguenti conclusioni:

  • Il settore servizi continua a bilanciare l’estrema debolezza del manifatturiero
  • Se i dati flash di marzo mettevano in discussione la stabilizzazione comparsa coi numeri di gennaio-febbraio, revisioni di fine mese ridanno un po’ di credibilità a quest’ipotesi”.

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