L’estensione della forward guidance desiderata da Draghi sta per arrivare?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 8 Aprile 2019 | 12:30

Le minute della BCE non ci dicono nulla che non sapessimo già: la BCE è preoccupata per la debole crescita globale e l’assenza di qualsiasi pressione inflazionistica, perciò ha deciso all’unanimità di estendere la propria forward guidance e rinnovare il proprio programma di prestiti”. Questa la view di Paul Diggle, economista senior di Aberdeen Standard Investments, che poi spiega: “Alcuni membri, tra cui forse Draghi, avevano discusso la possibilità di allungare la forward guidance sui tassi anche fino al  2020. Ma la BCE continua a pensare che questa sia una debolezza temporanea, e che un’economia interna resiliente impedirà di cadere in recessione”. Non sono quindi state prese in considerazione misure di allentamento più radicali.

Il dibattito intanto è proseguito, e ora sembra che l’estensione della forward guidance desiderata da Draghi stia per arrivare. Inoltre il tasso negativo della BCE sui depositi potrebbe essere ” differenziato” per mitigare in parte il peso dei tassi negativi sulla redditività delle banche. La BCE deve tuttavia tenere a mente che estendere la forward guidance e introdurre il tiering dei tassi di deposito equivale in realtà a girare intorno al tema del rallentamento in Europa.

“Di questo passo non ci vorrà molto prima che i mercati comincino a considerare la probabilità che la BCE debba riavviare il QE. Ancora una volta ci sembra che la BCE sia stata troppo precipitosa nell’inasprire la politica monetaria e troppo lenta nell’allentarla. Ricordiamo tutti il disastro dell’aumento dei tassi di Trichet nel 2008, e Draghi che alla fine dovette ricorrere al suo whatever it takes” fa noi notare Diggle.

Esiste la possibilità che la Cina possa ancora andare in soccorso della BCE

“Un miglioramento significativo dell’economia cinese potrebbe benissimo avvenire attraverso un accordo sugli scambi commerciali con gli Stati Uniti o iniziative di stimolo fiscale. Ciò riporterebbe in auge i grandi esportatori europei. Ma non si può aggirare il fatto che si tratti di un approccio non ottimale alla politica monetaria” conclude Diggle.

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