Le conseguenze di Brexit sull’economia Uk

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di Max Malandra 9 Aprile 2019 | 12:00

L’altro giorno, l’editorialista del New York Times Thomas L. Friedman ha commentato che il Regno Unito “è un paese che è determinato a commettere un suicidio economico ma non riesce nemmeno a essere d’accordo su come uccidersi”. Bene, anche se dolorosamente lento, il processo decisionale a Londra sembra stia arrivando alle condizioni e pare stia aumentando la probabilità che il dramma Brexit possa avere una fine pragmatica. Quindi, potrebbe osservare Mark Twain, le notizie sulla morte dell’economia del Regno Unito potrebbero rivelarsi molto esagerate.

“L’assenza di sofferenze economiche finora potrebbe aiutare a spiegare il complicato percorso per arrivare ad un risultato ragionevole – spiegano da DWS – In effetti, l’economia del Regno Unito continua a presentare tassi di disoccupazione piuttosto bassi. Secondo Eurostat, solo il 3,8% della forza lavoro britannica è senza lavoro. Utilizzando lo stesso parametro, in Europa stanno meglio solo la Germania e i Paesi Bassi. Per la Francia, il dato è all’8,8%, due volte il livello del Regno Unito, mentre Spagna e Italia registrano numeri a due cifre. Con il senno di poi, le previsioni apocalittiche di un crollo del Regno Unito dopo l’esito del voto del referendum nel giugno 2016 si sono rivelate sbagliate”.

Allora, possiamo essere tentati di chiederci, dove sono le sofferenze? “Uno sguardo alla spesa per gli investimenti, tuttavia, rivela una evoluzione preoccupante – continuano gli esperti di DWS – Dopo il referendum, gli investimenti fissi lordi UK sono quasi flat. Rispetto a Germania, Francia Italia, il Regno Unito è sceso dall’alto al basso. Al netto dell’inflazione, gli investimenti UK in impianti e macchinari sono diminuiti a un tasso annualizzato del 5,4% dal referendum, rispetto al precedente tasso di crescita del 7%. Nel frattempo altri paesi europei continuano ad accelerare, nel caso dell’Italia recuperando il calo registrato durante la crisi”.

Poiché gli investimenti di oggi contribuiscono a determinare i posti di lavoro di domani, il potenziale produttivo e i redditi da lavoro non promettono nulla di buono per il Regno Unito per gli anni a venire.

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