Economia globale, dal rallentamento si salva solo la Cina

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di Gianluigi Raimondi 11 Aprile 2019 | 12:00

L’ultimo report del Fondo Monetario Internazionale conferma il rallentamento dell’economia a livello globale, con il tasso di crescita che dovrebbe assestarsi al 3,3% nel 2019 in calo di due decimi di punto rispetto a quanto prospettato a gennaio dallo stesso fondo, raggiungendo così il livello più basso dal 2009 e rivedendo al ribasso per la terza volta le stime di crescita negli ultimi sei mesi.

A pesare è sicuramente la guerra commerciale tra Usa e Cina e tra Usa ed Europa (con l’ultimo attacco da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dell’Europa per aiuti ad Airbus con possibili sanzioni per 11 miliardi di dollari), con il volume degli scambi in beni e servizi che cresceranno nel 2019 del 3,4% rispetto al 3,8% del 2018 e rispetto al 4% stimato a gennaio.

Il FMI ha rivisto al ribasso sia la crescita degli Stati Uniti (al 23% dal 2,5% stimato in precedenza), sia l’Area Euro con un calo dello 0,3% rispetto alla precedente stima con la crescita attesa all’1,3% complice l’arretramento di Germania (-0,5%), Francia (-0,2%) ed Italia (-0,5%), sia quella della Gran Bretagna (+1,2% atteso nel 2019) con una revisione al ribasso dello 0,3% complice l’incertezza sula soluzione della Brexit.

Unico Paese a registrare una revisione al rialzo è la Cina

Con una crescita attesa al 6,3% in miglioramento dello 0,1% rispetto al 6,2% stimato a gennaio. In calo anche Giappone e Canada tra i paesi del G7. Per quanto riguarda l’Italia, il fondo ha anche peggiorato le sue previ-sioni sulla finanza pubblica con il rapporto deficit/Pil per il 2019 che dovrebbe attestarsi al 2,7% e non più all’1,7% calcolato in precedenza mentre il debito salirà al 133,4% del Pil.

Benché i rischi per la crescita del 2019 restino sbilanciati al ribasso, non sono attesi cambiamenti della politica monetaria da parte delle principali Banche Centrali. “Sarà piuttosto avviato un dibattito su eventuali interventi da prevedere per dare supporto (senza prendere alcun tipo di impegno a intervenire) – avvertono gli analisti di Wings Partners Sim – Anche il tasso d’inflazione della zona Euro, dopo un overshooting sul finire del 2018 oltre il 2%, è tornato ben al di sotto del target intorno all’1,4 per cento.

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