Mps apre a ipotesi aggregazioni, ma prima servirà ulteriore pulizia di bilancio

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di Luca Spoldi 12 Aprile 2019 | 10:00

Torna a salire l’attenzione del mercato attorno al titolo Banca Mps, dopo che parlando nel corso dell’assemblea che ha approvato il bilancio 2018 della banca senese il suo numero uno, Marco Morelli, ha spiegato che il Cda ha già iniziato a esaminare “prospettive di scenari su aggregazioni o diversificazioni dimensionali”, anche se poi spetterò all’azionista di riferimento, ossia il ministero dell’Economia e finanze (Mef), “verificare se possano esserci” le condizioni per tali aggregazioni.

Come noto entro l’anno il Mef, attualmente socio con oltre il 68% del capitale, dovrà comunicare alle autorità europee il piano di exit da Siena, da completarsi entro la fine del 2021.

Trovare un partner non sarà un percorso breve

Ed Mps dovrà trovarsi nelle condizioni di attirare potenziali investitori, italiani o esteri. Per questo nelle banche d’affari ha iniziato a circolare l’ipotesi di una nuova, ampia pulizia di bilancio. “Stiamo ragionando su tante operazioni strategiche e tutte straordinarie” ha infatti confermato la presidente di Mps, Stefania Bariatti, al termine dell’assemblea di bilancio.

Lo scorso anno Mps (che ha chiuso i conti con una perdita di 111 milioni a livello di capogruppo ma in utile di 279 milioni a livello consolidato) Siena come noto ha chiuso una maxi-cartolarizzazione da 24 miliardi, dopo di che ha messo sul mercato vari pacchetti di crediti deteriorati (Npl e Utp), facendo scendere a fine 2018 lo stock di sofferenze lorde (Npl) a 8,58 miliardi a e le inadempienze probabili (Utp) a 8,06 miliardi, con un Npl ratio lordo pari al 17,3% e sofferenze relative ai 100 maggiori debitori calate del 21% a 3,7 miliardi dai 4,8 miliardi di fine 2017.

Accanto al tema del derisking resta poi per Mps quello della variazione del modello di business

Ossia come “fare le cose in maniera diversa”, valutando se sarà possibile abbattere il costo del servizio a tutta clientela e migliorare “quello che facciamo per i nostri clienti”, come ha sottolineato ancora Morelli aggiungendo che il quadro di riferimento è cambiato e occorrerà rivedere alcune condizioni di piano in linea con le istanze dei soci: “Per il quadro macro economico l’ingresso nel 2019 è stato peggiore del 2018, con previsioni di crescita del Pil vicino allo zero”.

Morelli non lo ha detto, ma una prolungata frenata della crescita rischierebbe di tornare a far aumentare le nuove inadempienze probabili e sofferenze su crediti, il che comporterebbe una nuova restrizione del credito anche a causa dell’entrata in vigore di normative pro-cicliche come l’Ifsr9 (che richiede da quest’anno di adeguare gli accantonamenti a rischio su crediti alle stime di sofferenze e non solo alle sofferenze già registrate) e di conseguenza una ulteriore riduzione della redditività, che a fine 2018 restava negativa con un Rote (Ritorno sul capitale tangibile) pari a -1,2% rispetto al -39,6% di fine 2017.

Per contro procedere a ulteriori maxi-cartolarizzazioni potrebbe comportare la necessità di nuovi aumenti di capitale visto che il coverage dei crediti deteriorati era pari al 51,6%, indicando che Npl e Utp sono mediamente valutati al 48,4% del loro valore contro valutazioni che nei casi migliori in sede di cartolarizzazione hanno raggiunto negli ultimi mesi il 31%-32,5% del valor nominale. Se dunque Mps volesse circa dimezzare lo stock di Npl e Utp collocando altri 7-8 miliardi di crediti deteriorati, occorrerebbe prevedere una minusvalenza attorno al 18%-20% del valore nominale ossia tra 1,2 e 1,6 miliardi.

Se poi la pulizia dovesse essere ancora più drastica, il conto rischia di salire rendendo inevitabile, probabilmente, il ricorso ad un aumento di capitale che peserebbe sul mercato per almeno 300-400 milioni. In altri tempi sarebbe stata una cifra facilmente reperibile, ora Morelli dovrà valutare se e come procedere con attenzione. Nel frattempo il titolo, che all’apertura all’ipotesi di aggregazione era rimbalzato con decisione, potrebbe rimanere alquanto volatile in Borsa, dove nell’ultimo anno ha già perso metà del suo residuo valore.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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