Prysmian si butta alle spalle la vicenda WesternLink

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di Max Malandra 23 Aprile 2019 | 10:00

Prysmian, public company italiana leader mondiale nel settore dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni, recupera terreno in borsa, dove nell’ultima settimana il titolo ha recuperato oltre il 9% risalendo oltre i 16 euro per azione nonostante l’odierno stacco cedola. Anche così i titolo resta quasi l’11% al di sotto dei livelli visti tre mesi fa e segna un ribasso di oltre il 32% sui 12 mesi.

A favorire il “rally pasquale” del titolo è stata la conferma della guidance da parte della società oltre ai buoni risultati del 2018, rivisti al rialzo ed approvati dal Cda della società. L’esercizio scorso si è chiuso dunque con 58 milioni di euro contro i 72 milioni inizialmente indicati, complici i problemi legati all’esecuzione del “commissioning test” nella tratta offshore del cavo sottomarino WesternLink a fronte dei quali il Cda ha preferito procedere con l’accantonamento di 70 milioni di euro a fronte di penali previste contrattualmente, dei costi di riparazione e dei costi accessori.

Un ulteriore accantonamento di 25 milioni di euro è stato deciso dopo la ricezione da parte di alcune società del gruppo, tra marzo e aprile, di richieste di risarcimento danni da alcuni clienti conseguenti alla decisione dell’aprile 2014 della Commissione Ue circa presunte condotte anticoncorrenziali nel mercato dei cavi ad alta tensione terrestri e sottomarini. Tali accantonamenti e i relativi effetti fiscali hanno anche portato a ridurre i ricavi di gruppo di 53 milioni. Sulla base di tale modifica la crescita organica si attesta a 2,8% (rispetto ai 3,3% comunicato il 5 marzo).

L’Ebitda si è ridotto per 95 milioni, mentre l’indebitamento finanziario netto (2,22 miliardi dopo l’esborso di 2,6 miliardi per l’acquisizione di General Cable) e i flussi di cassa (462 milioni) sono rimasti immutati. Per quanto riguarda il 2019, confermate le previsioni di un Ebitda rettificato “combined” (ossia comprendendo General Cable) previsto in aumento tra 950-1.020 milioni rispetto agli 11,58 miliardi segnati nel 2018. Confermate anche le attese sul dividendo, dopo che quello relativo al 2018 è stato proposto essere pari a 0,43 euro per azione.

Conferme che sembrano aver rassicura il mercato dopo che il titolo aveva perso terreno proprio per via dei problemi connessi a WesternLink. Il rimbalzo di Prysmian ha portato anche alcuni intermediari come Websim a segnalare l’apertura di nuove strategia d’acquisto sul titolo, con primi target individuati in area 16,5-17 euro per azione rispetto ai 16,33 dei primi scambi quotidiani. In caso di prese di profitto e inversione di breve del trend i primi supporti sono invece individuati tra i 15,65 e i 15,50 euro per azione.

Agli attuali livelli il titolo, che oggi stacca il dividendo (in pagamento dal 25 aprile) rende poco meno del 2,4%. Il prezzo obiettivo di consenso è attualmente pari a 19,7 euro per azione, con un potenziale rialzista implicito del 20% rispetto alle quotazioni attuali, che esprimono un rapporto prezzo/utili attesi di consenso pari a circa 10 volte, giudicato non particolarmente caro dagli analisti fondamentali che su Prysmian esprimono al momento 6 giudizi positivi (buy/outperform) e 5 neutrali, a fronte di un solo giudizio negativo.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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