A Wall Street passa la paura della Fed

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di Gianluigi Raimondi 6 Maggio 2019 | 12:00

Wall Street ha messo a segno un discreto recupero, chiudendo con una perdita marginale (S&P 500 -0.2%) una seduta in cui il passivo era stato quattro volte tanto. Tecnicamente abbiamo avuto una conferma dell’engulfing pattern, ma non certo delle più entusiastiche. “Ma, con l’aria che tira, sembra probabile che il segnale verrà rimesso in discussione” questo l’avvertimento di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, che di seguito illustra la propria view.

Il principale “negative” di questo mercato è sempre il livello della “dumb money confidence”

Un aggregato, operato da Sentimentrader.com, di indicatori statistici che normalmente mostrano letture elevate dopo un rally, e basse dopo un crollo) è ai massimi storici, livelli toccati solo in una ventina di occasioni negli ultimi 20 anni. Il Backtest mostra in media risultati mediocri nel breve.

Il campione è modesto, e concentrato in periodi definiti (le parti immediatamente successive al primo rimbalzo dopo i bear market 2001/2 e 2007/9). Ma comunque eccessi di confidence/euforia non sono mai un bel segnale per i ritorni prospettici di breve, anche se possono durare più a lungo di eccessi in senso contrario.

I dati macro Usa

Il labour market report ha effettivamente deliverato una robusta sorpresa positiva: 263.000 nuovi occupati da precedenti 189.000 e vs attese per 190.000 (anche se dopo l’ADP il consenso era probabilmente più elevato). La disoccupazione è piombata al 3.6%, minimo dal 1969, il che assicura un adeguato clamore sui media. Peccato che questo livello sia stato segnato grazie ad un robusto calo della partecipazione (-0.2% a 62.8%), con la forza lavoro che ha perso 646.000 unità. La household survey ha indicato 103.000 nuovi occupati in meno. Il quadro si completa con un inflazione salariale sotto attese a 0.2%, cosi come le ore lavorate medie. In generale un report forte (la debolezza di febbraio risulta completamente riassorbita) ma non cosi forte come suggerirebbero i brillanti numeri sui nuovi occupati e la disoccupazione.

Non a caso, i mercati dei cambi e dei tassi dopo un iniziale scarto, hanno iniziato a ritracciare. E il movimento si è accentuato all’uscita di un ISM di aprile non manufacturing a sotto attese (55 da prec 56.1 e vs consenso di 57). Il moderato arretramento si riflette nei sottoindici, con i new orders in calo di 0.9 a un sempre elevato 59.5, e l’employment in calo di 2.2 punti a 53.7 in antitesi coi payrolls odierni (ricordo che i servizi occupano l’85% della forza lavoro USA).

In generale un report che resta solido, ma che, messo insieme con l’ISM manufacturing di Mercoledi, segnala una modesta perdita di momentum dell’attività economica US in Aprile, da monitorare.
Così, i tassi USA hanno accentuato la tendenza a correggere (con moderate ricadute su quelli Eurozone), e il Dollaro ha definitivamente invertito la marcia, terminando in calo sui principali cross (in particolare la Sterlina, per i motivi citati).

Wall Street, naturalmente, ha notato l’aspetto tranquillizzante dei report, che dipingono in aggregato il migliore dei mondi possibili per l’azionario (crescita solida senza inflazione) e confortano l’atteggiamento paziente della FED. Così, archiviati i recenti malumori seguiti alla Conferenza post FOMC di Powell, l’S&P sta mettendo a segno un robusto rimbalzo e la sua forza ha aiutato un più compassato azionario europeo a chiudere in generale recupero.
Del messaggio dei dati si sono avvantaggiate anche le commodities, che nelle ultime sedute avevano accusato un po’.

Oggi in calendario i nuovi colloqui sul trade tra Cina e USA a Washington.

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