FinecoBank soffre il nuovo collocamento

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di Gianluigi Raimondi 8 Maggio 2019 | 10:15

FinecoBank sulle montagne russe a Piazza Affari dopo l’annunciata intenzione di Unicredit di prepararsi all’uscita della banca diretta dal perimetro di consolidamento del gruppo.

Detto fatto, una nota ufficiale di Unicredit ha segnalato ieri a fine giornata l’avvio di un accelerated bookbuilding per la cessione di un 17% della stessa FinecoBank, a fronte di una quota del 35,3% circa finora detenuta dalla banca e di indiscrezioni di stampa che parlavano di una cessione del 10%-15%.

Il titolo già dopo il primo annuncio aveva chiuso in calo del 7,45% e viste le dimensioni, superiori alle attese, del collocamento potrebbe proseguire nella correzione, tanto più che si trovava ancora molto vicino ai massimi storici di 12,5 euro toccati lo scorso 17 aprile. A quel livello FinecoBank valeva circa 7,6 miliardi di capitalizzazione, a fronte di 69,3 miliardi di euro di total financial asset segnalati a fine 2018, vale a dire che il mercato valutava la società di risparmio gestito quasi l’11% dei propri asset.

Già ieri sera con una capitalizzazione calata a 6,24 miliardi tale valutazione era calata appena sotto il 9%, un livello comunque elevato visto che concorrenti come Kairos Partners, con 10 miliardi di patrimonio in gestione, stentano a trovare acquirenti a fronte di una valutazione di 450 milioni inferiore al 5% delle masse gestite stesse. La nota di ieri di Unicredit (destinata a rimanere nel capitale con una partecipazione di minoranza che sarà qualificata come “partecipazione finanziaria”) ha precisato che l’istituto ha sottoscritto un impegno di lock-up che per un periodo di 120 giorni dopo la conclusione del collocamento.

Ciò impedirà che Unicredit ponga in essere alcun atto di disposizione delle azioni di Fineco senza il previo consenso di Jp Morgan e Ubs Investment Bank (Joint Bookrunners dell’accelerated bookbuilding, ndr). Sempre Unicredit ha anche precisato che concederà a FinecoBank, attualmente detentrice di 8,3 miliardi di obbligazioni Unicredit in scadenza nel 2024 (in fase di progressivo smobilizzo, 3,5 miliardi delle quali essendo già state cedute da inizio anno), una garanzia finanziaria che neutralizzi l’esposizione al rischio di credito di FinecoBank stessa.

I target e i giudizi degli analisti su FinecoBank

La brusca correzione del titolo ha riportato FinecoBank poco sotto i 10,78 euro che rappresentano il target price medio indicato dagli analisti fondamentali. Quelli tecnici segnalano tuttavia come il trend sia al ribasso sia a breve (fortemente) sia a medio e lungo termine (più moderatamente).I primi supporti sono ora individuati attorno a 10 e poi a 9,6 euro per azione, ma la situazione sta evolvendo rapidamente e non sono da escludere ulteriori accelerazioni al ribasso inframezzate da repentini rimbalzi, visti anche i volumi di scambio elevati dell’ultima seduta che confermano come il titolo sia tornato al centro dell’attenzione degli investitori istituzionali.

Visto che nel 2016, quando in due tranche Unicredit aveva già ceduto prima il 20% e poi un ulteriore 10% di FinecoBank, i collocamenti erano avvenuto con uno sconto del 5%-6%, quello attuale dovrebbe essere portato a termine a livelli non distanti dalla chiusura di ieri sera, riducendo almeno in parte il rischio di ulteriori vendite da parte degli arbitraggisti.

Il rallentamento della raccolta netta del settore del risparmio italiano, in un quadro di persistente incertezza circa la tenuta della crescita italiana, potrebbe tuttavia pesare su un successivo recupero delle quotazioni a medio termine.

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