Brexit, le scorte non sosterranno l’economia a lungo

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di Max Malandra 23 Maggio 2019 | 15:45

Nel primo trimestre 2019, la crescita del Regno Unito è stata del 2% t/t su base annua. “Tuttavia, la disaggregazione della crescita mette ancora più in risalto una tendenza visibile ormai da qualche mese: consumi delle famiglie e investimenti produttivi contenuti – mette in guardia Christophe Dumont, Economist di Candriam –  La ricostituzione delle scorte delle aziende ha dato un forte impulso all’attività commerciale: negli ultimi quattro trimestri, le scorte hanno contribuito tanto quanto i consumi!”.

La decisione presa dalle aziende e dal governo di anticipare la probabile riduzione dell’offerta – la Brexit era inizialmente prevista per il 29 marzo – spiega in larga misura questo contributo eccezionale (in parte contrastato, come noto, dal consistente apporto negativo delle importazioni). Per quanto riguarda la buona performance delle esportazioni del Regno Unito, questa è dovuta ampiamente a un simile movimento di re-stocking che ha coinvolto alcune società europee in vista delle Brexit.

“Nei prossimi mesi ci sono tutte le possibilità che la crescita continui ad indebolirsi: l’apporto delle scorte diventerà negativo e ci sarà un rallentamento dell’export – conclude Dumont – L’incertezza relativa ai risultati delle negoziazioni con l’Europa continuerà a pesare sugli investimenti delle società“. Gli ultimi sondaggi della Bank of England mostrano che, per non meno del 25% delle società intervistate, l’incertezza sulla Brexit determinerà un calo degli investimenti in programma. “Ciononostante, con un tasso di disoccupazione del 3,8% e con i salari più alti del 3%, i consumi dovrebbero, almeno nel breve periodo, impedire che la crescita rallenti sensibilmente” conclude l’economista di Candriam.

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