Braccio di ferro fra Orsi e Tori

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di Max Malandra 27 Maggio 2019 | 15:00

A cura di Ann-Katrin Petersen, Vice President, Global Economics & Strategy, Allianz GI

Oggi sui mercati prevalgono i tori o gli orsi? Sull’onda delle notizie più o meno incoraggianti, con particolare riferimento ai negoziati commerciali, si susseguono rapidamente fasi di acquisto e di vendita. La questione centrale è se il riacuirsi delle tensioni fra Washington e Pechino soffocherà le speranze di un nuovo scenario “Goldilocks”, ovvero di accelerazione della crescita in un contesto di inflazione contenuta e di attendismo delle Banche Centrali. In questa situazione nebulosa, meglio focalizzarsi sui principali driver di mercato. Vediamo gli argomenti per i due scenari

Se prevalessero i tori?

Politica monetaria. La linea più paziente delle Banche Centrali, soprattutto della Fed, comporta una temporanea sospensione del processo di normalizzazione di tassi di interesse e bilancio. Nel 2018, dal “QE” (quantitative easing) si è passati al “QT” (quantitative tightening) e ora al “QP” (quantitative pause). Si prevedono inoltre ulteriori stimoli fiscali sia in Cina sia in Europa.

Attività economica. I principali indicatori anticipatori hanno segnalato un “risveglio primaverile” dell’economia mondiale. La crescita ovviamente risulta sostenuta dall’aumento o dalla proroga delle misure di sostegno. Ciò significa che nell’immediato i rischi di recessione sono bassi (nel contesto di un rallentamento di fine ciclo). Le “sorti” del ciclo attuale dovrebbero essere decise non nel 2019, ma nel 2020.

Politica. Stati Uniti e Cina potrebbero firmare una (temporanea) tregua in occasione del G20 che si terrà a Osaka, in Giappone, il 28 e 29 giugno. Un accordo aiuterebbe il settore manifatturiero, orientato all’export, a uscire dalla fase di debolezza.

Posizionamento. Gli investitori che dal sell-off del quarto trimestre 2018 si sono tenuti alla larga dai mercati azionari, non credendo nella tendenza al rialzo in atto da gennaio, potrebbero tornare in campo. In altre parole, l’aumento dei corsi azionari potrebbe autoalimentarsi.

 

O invece prevarranno gli orsi?

In uno scenario pessimista, i seguenti fattori potrebbero provocare delle battute d’arresto.

Politica monetaria. Le grandi Banche Centrali agiranno in modo più cauto, ma continueranno a normalizzare la politica monetaria. Se i dati economici miglioreranno ancora, la Fed riprenderà ad alzare i tassi sui Fed funds fino al livello “neutrale” appena inferiore al 3,00% (anche se non immediatamente). I mercati obbligazionari, che oggi prevedono un taglio dei tassi invece di un aumento di 25-50 bp, resterebbero spiazzati e le condizioni finanziarie diverrebbero più restrittive.

Attività economica. Nonostante i “germogli di ripresa”, i dati restano eterogenei e i rischi di downside di fine ciclo sono elevati (ad esempio, pensiamo alle crescenti pressioni sui margini delle società derivanti dagli aumenti salariali).

Politica. Le incognite a tutti note (come la guerra commerciale, la Brexit o la situazione in Medio Oriente) e quelle meno note, potrebbero scoraggiare i tori. Ricordiamo, ad esempio, che gli USA hanno inserito nella blacklist il gigante delle telecomunicazioni cinese Huawei. Una decisione che riduce le probabilità di risoluzione del conflitto al G20.

Valutazioni e contesto tecnico. Rispetto ai fondamentali, diverse asset class rischiose (come azioni USA e corporate bond) presentano ancora valutazioni onerose. I fattori tecnici indicano una vulnerabilità a eventi imprevisti. In effetti, il numero di investitori che prevede una minore volatilità negli USA (“short vola”) è quasi ai massimi storici.

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