Mediaset, si allontana l’accordo europeo

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di Max Malandra 28 Maggio 2019 | 10:20

La definitiva sistemazione della partita su Mediaset è secondo molti osservatori l’unico vero motivo per cui l’ottantatreenne Silvio Berlusconi si è sottoposto ad un pesante “tour de force” per racimolare con Forza Italia una manciata (7) di seggi nel Parlamento Europeo. Ma la partita potrebbe andare ai supplementari, visto che più passano le settimane meno ProSibienSat.1 sembra intenzionata a dare il via libera ad una integrazione col gruppo televisivo italiano.

Nel frattempo Vivendi, lo scomodo azionista francese che controlla il 28,8% (di cui il 19,2% circa affidato a Simon Fiduciaria) di Mediaset ma di fatto non è in grado di esprimere alcun voto in assemblea, ha rilevato attraverso la controllata Canal Plus la pay tv M7dal private equity Astorg Partners per 1,1 miliardi di dollari con l’obiettivo di superare l’empasse italiano e riprendere la crescita in Europa. M7, notano gli analisti, non è certo un ripiego visto che dispone di una programmazione nazionale e internazionale con canali del calibro di Disney Channel, Hbo, Eurosport, National Geographic e Nickelodeon.

Con questa operazione, anzi, Canal Plus si allarga in altri sette paesi e raggiunge una platea di altri 20 milioni di abbonati. Mediaset come noto ha smantellato il progetto pay tv annunciando lo scorso novembre la cessione a Sky di R2, la piattaforma tecnologica di Mediaset Premium, cessione poi annullata in vista di un probabile stop da parte dell’Agcom all’operazione. Una decisione che non ha comunque modificato la cessazione dell’offerta pay tv da parte del gruppo di Cologno Monzese.

La mossa di Vivendi potrebbe generare un certo fermento nel settore televisivo europeo, consentendo un recupero delle quotazioni anche di Mediaset, ma la decisione di BlackRock (e forse di altri fondi hedge) di aumentare lo scoperto sul titolo lascia temere ulteriori cali nelle settimane a venire tanto che ogni rialzo potrebbe essere sfruttato più per alleggerire le posizioni o per aprire posizioni ribassiste su basi più interessanti che non per far ripartire una strategia rialzista.

Al momento il titolo oscilla attorno ai 2,62 euro per azione, al di sotto del prezzo obiettivo di consenso (2,82 euro), ad un livello pari a circa 12,2 volte gli utili per azione attesi quest’anno. I giudizi degli analisti fondamentali sono quasi equamente distribuiti tra pareri positivi (4), neutri (9) e negativi (6). Gli analisti tecnici continuano a suggerire di vendere/ridurre le posizioni sul titolo nel breve ma anche nel medio/lungo termine. I supporti più immediati sono individuati attorno a 2,5-2,52 euro e poi sui 2,43 euro per azione. In caso di rimbalzo gli obiettivi sono indicati tra 2,70 e 2,75 euro per azione.

A cura di Luca Spoldi, Cefa*, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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