Non basta nave Trieste per far ripartire Fincantieri

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di Max Malandra 3 Giugno 2019 | 10:15

Non è bastato il varo, avvenuto la scorsa settimana presso il cantiere di Castellammare di Stabia, di nave Trieste, la nuova unità anfibia multiruolo destinata a sostituire l’incrociatore tuttoponte Garibaldi e a prendere il posto del Cavour come nave ammiraglia della flotta militare italiana per far ripartire il titolo Fincantieri in borsa. Le tensioni create da Donald Trump si sono infatti rivelate più forti, nonostante sia anche giunta la conferma che entro l’estate sarà varata ufficialmente l’alleanza con Naval Group.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto, secondo le anticipazioni di stampa l’accordo che dovrebbe dar vita a uno dei principali poli della cantieristica mondiale con riferimento al settore militare non si baserebbe tanto su uno scambio azionario (destinato a restare al di sotto del 10% del capitale di ciascuna società) bensì sulle sinergie nel campo della ricerca, della progettazione e su iniziative commerciali congiunte.

In parallelo dovrebbe essere ormai quasi in porto l’accordo con Stx France per la cantieristica civile (navi da crociera) sulla base delle linee guida già definite lo scorso anno tra Macron e Gentiloni che prevedevano il controllo congiunto di Italia e Francia sui cantieri di Saint-Nazaire, con gli italiani a cui andrà un 1% di capitale che farà salire Fincantieri al 51% garantendole la gestione e la nomina del prossimo amministratore delegato.

Temi e notizie che come detto per ora non scuotono il titolo, che continua a risentire del clima di nervosismo causato dalle continue minacce di dazi doganali di Trump a paesi concorrenti (Cina) e alleati (Unione europea prima, Messico ora, forse Giappone a breve). Così il titolo Fincantieri nell’ultima settimana ha perso poco più del 2%, portando ad oltre il 25% il calo negli ultimi tre messi e a circa -32% la variazione sui 12 mesi.

Gli analisti tecnici continuano a indicare una tendenza fortemente ribassista a brevissimo termine e comunque negativa a breve, mentre sono più possibilisti a medio e lungo termine. Primi obiettivi al ribasso sono indicati a 89 e poi 85 centesimi per azione, rispetto ai circa 91,5 centesimi attorno a cui il titolo è scivolato in avvio di settimana a Piazza Affari. In caso di rimbalzo, prime resistenze a 95-96 centesimi per azione.

Restano più positivi gli analisti fondamentali, per cui il titolo è sostanzialmente da comprare (3 i “buy”, un “outperform” e un solo “hold”, senza alcun giudizio negativo). Ai livelli attuali il titolo vale circa 11,4 volte gli utili per azione, previsti pari a 8 centesimi per l’anno in corso. Il fatturato dovrebbe arrivare attorno ai 5,85-5,90 miliardi di euro, il dividendo atteso per quest’anno è di 2 centesimi a titolo. Date queste premesse, il prezzo obiettivo indicato dal consenso degli analisti di Piazza Affari è di 1,32 euro, cosa che implica rispetto ai livelli attuali un potenziale rialzista del 43% circa.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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