Come la ricerca di rendimento sta diventando “green”

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di Gianluigi Raimondi 5 Giugno 2019 | 16:30

Gli investitori stanno prendendo in considerazione un range crescente di metodi per cercare di trovare rendimento in questo contesto di tassi d’interesse ostinatamente bassi. Come nota David Zahn, Head of European Fixed Income, Franklin Templeton, in certi casi i fondi fixed maturity (o cosiddetti buy and hold) si sono dimostrati una scelta popolare. E con i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) in cima all’agenda, Zahn afferma che gli investitori non dovrebbero essere obbligati a sacrificare le loro credenziali “green” nella ricerca di rendimento.

Anche nel contesto odierno di tassi d’interesse pervicacemente bassi nella maggior parte del mondo, per molti investitori la realizzazione di un rendimento interessante non è l’unico elemento da prendere in considerazione. Il numero di investitori che si sta concentrando sulle caratteristiche ambientali, sociali e di governance (ESG) degli asset in portafoglio è in costante aumento.

Da parte nostra – afferma Zahn – non riteniamo che gli investitori obbligazionari dovrebbero essere forzati a scegliere tra le proprie convinzioni ESG e la loro propensione al rischio. In quanto gestori degli investimenti, riteniamo che sia cruciale esaminare come le società presenti nei nostri portafogli affrontino questi argomenti con le loro attività.

“A nostro parere, le due aree di cui la gente si preoccupa maggiormente (e che sono anche quelle più facili da misurare) sono le emissioni di diossido di carbonio (CO2) e l’uso dell’acqua. Noi vogliamo dare ai nostri clienti l’opportunità di sostenere e investire in società che stanno cercando di realizzare progressi relativi alle emissioni di CO2 e all’uso dell’acqua”.

Per esempio, “cerchiamo le prove di quello che stanno facendo gli emittenti di obbligazioni presenti nei nostri portafogli per gestire e ridurre le emissioni di CO2 nonché di quello che stanno facendo per ridurre l’uso e lo spreco di risorse idriche”.

“Miriamo a costruire una strategia che sia il propulsore di ulteriori miglioramenti, essendo convinti che con il dialogo e la partnership queste società possano avanzare più di quanto non potrebbero fare da sole”.

Disponibilità di dati Esg

Tra i problemi maggiori, vi è la scarsa coerenza tra le modalità con cui le società riportano le proprie esposizioni ESG o tra i dati utilizzati. Riteniamo che le società debbano essere più chiare nel condividere con gli stakeholder, compresi i titolari di azioni e obbligazioni, la loro pianificazione strategica riguardo a questi punti.

Speriamo che grazie al nostro impegno attivo, con società dei cui asset siamo proprietari, quest’argomento possa diventare più prioritario nella loro agenda. La nostra view è che più gli investitori e gli asset manager chiedono queste informazioni, più dovrà aumentare l’attenzione delle società a fornire dati in modo coerente ed efficace.

Il ruolo dell’investimento obbligazionario

Tradizionalmente, gli azionisti sono stati in prima linea nell’impegno con le società, ma oggigiorno sta costantemente aumentando il numero di titolari di obbligazioni che svolgono un ruolo attivo nel trainare l’impegno al rispetto dei criteri ESG.

Il vantaggio di cui godono gli investitori obbligazionari a tale riguardo è che le società di regola emettono azioni una sola volta, mentre molte di loro devono emettere titoli di credito a cadenza regolare. Gli emittenti di obbligazioni si stanno pertanto familiarizzando con questo genere di domande poste dagli investitori. Le società si rendono conto che i titolari di obbligazioni hanno buone probabilità di investire ripetutamente e devono quindi fornire risposte alle loro preoccupazioni.

Con un coinvolgimento maggiore, vorremmo sperare di assistere a un miglioramento dell’informativa, che a sua volta dovrebbe offrire una maggiore trasparenza sul progresso fatto nella gamma dei temi ESG.

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