Macro Usa: non farm payrolls, delusione su tutti i fronti

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di Gianluigi Raimondi 7 Giugno 2019 | 14:55

A cura di Vincenzo Longo, market strategist di IG

Lo US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che nel mese di maggio sono stati creati 75 mila nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli statunitensi, un dato di gran lunga inferiore alle aspettative (ferme a 180.000 unità) e inferiore al dato di aprile (224 mila unità).

Stabile il tasso di disoccupazione al 3,6%, il livello più basso dal dicembre del 1969, così come il tasso di partecipazione, fermo al 62,8%. Le revisioni dei mesi precedenti hanno visto il dato di marzo scendere a 153.000 unità (da 189.000), mentre quello di aprile è sceso a 224.000 unità (da 263.000). Nel complesso le revisioni hanno ridotto di 75.000 mila unità i posti di lavoro nei due mesi precedenti.

La crescita dei salari, sempre a maggio è rallentata al 3,1% a/a, contro le attese che prevedevano un dato stabile al 3,2%. Il dato sui nuovi posti di lavoro porta la crescita media mensile del 2019 a 164 mila posti di lavoro, inferiore ai 223 mila unità registrati nel 2018. I settori che hanno assunto di più sono stati quelli relativi ai servizi alle imprese, le costruzioni, l’health care.

I dati di oggi hanno deluso le attese su diversi fronti

Il tenore della crescita dei posti di lavoro è sceso considerevolmente ed era piuttosto prevedibile dopo il brutto dato sui posti di lavoro privati (stime ADP) rilasciati mercoledì. Il quadro peggiora se consideriamo anche la revisione dei mesi precedenti (-75 mila unità). Infine, anche la crescita dei salari ha deluso le attese, mostrando segnali di rallentamento che potrebbero creare aspettative di un inflazione più bassa nel prossimo futuro.

Tutti questi dati, insieme a quelli collezionati nelle ultime tre settimane, vanno in un’unica direzione, ovvero portare la Fed a una riduzione dei tassi d’interesse. Le figure quindi sostengono un’apertura di questo tipo, dopo i toni accomodanti espressi da Jerome Powell a inizio settimana. E le scommesse degli investitori non sembrano tradire queste aspettative, con i Fed Funds future che mostrano ormai una probabilità solo del 2% che a fine anno i tassi rimarranno al livello attuale compreso tra il 2,25%-2,50%, mentre salgono quelle di un doppio taglio di 25 punti base.

Così, con qualche mese di ritardo rispetto ad altre aree del globo, anche gli Usa si uniscono al coro dei segnali di rallentamento che stanno interessando altri Paesi. A ritardare l’effetto è stato per lo più qualche effetto residuo della riforma fiscale di Trump di fine 2017.

Sui mercati, la pubblicazione dei dati si è tradotta con generale deprezzamento del biglietto verde verso le principali valute mondiali, mentre i rendimenti sui Treasury sono scesi violentemente, arrivando ai minimi da settembre 2017.

Rallentano la corsa anche i future sugli indici azionari. Questi movimenti potrebbero intensificarsi con l’apertura di Wall Street.

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