Mps prosegue il derisking, ma la Ue vuole vederci chiaro

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di Max Malandra 11 Giugno 2019 | 10:10

Mps, se il governo c’è batta un colpo. L’ingresso del Tesoro nel capitale dell’istituto senese attraverso una procedura di ricapitalizzazione precauzionale con una quota del 68% è stato sin dall’inizio condizionato alla condizione di una successiva uscita, che dovrebbe essere completata entro il 2021. Per ora però non sembrano esservi idee su come arrivare al traguardo, se non quella, al momento vaga, di procedere per un’aggregazione che diluisca la quota del Tesoro rendendo più agevole il suo successivo ricollocamento sul mercato.

Nell’attesa di capire cosa vorrà fare l’azionista di maggioranza pro-tempore, il management procede nell’azione di derisking, che potrebbe rendere l’istituto più appetibile agli occhi di eventuali compratori (che come dimostra la vicenda Carige difficilmente potranno essere banche italiane, se non a determinate condizioni).

 

Cessioni di portafogli e derisking

In particolare da alcune settimane Mps starebbe studiando la cessione a Sga, la bad bank che già si è fatta carico degli asset deteriorati delle due ex popolari venete, di un portafoglio di Utp (inadempienze probabili). In attesa di un annuncio ufficiale non si sa se le dimensioni saranno più vicine agli 8 miliardi di cui si è scritto inizialmente o a 6,5 miliardi, cifra che circola negli ultimi giorni, ma pare che la Commissione Ue abbia già chiesto a Marco Morelli e ai suoi manager di essere assistiti dall’advisor Oliver Wyman, società di consulenza americana più volte utilizzata dalla Vigilanza Bce per verificare la correttezza delle valutazioni di simili operazioni ed evitare distorsioni di mercato.

Quello del derisking e dunque della cessione di ulteriori pacchetti di varie tipologie di crediti deteriorati resta un tema centrale per il futuro assetto del comparto bancario italiano, essendo una pre-condizione per nuove operazioni di aggregazioni a vari livelli che potrebbero coinvolgere in un prossimo futuro sia banche di grande (Unicredit), media (Carige, Mps,  Banca popolare di Bari) e piccola dimensione.

Analisi tecnica e fondamentale

Mentre in borsa il titolo Mps sembra essere entrato in una fase laterale (+0,19% nell’ultima settimana col titolo stamane in moderato recupero a 1,039 euro) dopo continui cali (-20,7% negli ultimi 3 mesi, -61,5% negli ultimi 12 mesi), gli analisti tecnici non escludono ulteriori slittamenti individuando 1 euro per azione come obiettivo di breve periodo. Volumi modesti di scambio rendono comunque il quadro incerto.

Assolutamente prudenti anche gli analisti fondamentali (sono sei al momento le case d’investimento che seguono il titolo e tutti e sei hanno un giudizio “hold”, mantenere in portafoglio) che indicano un prezzo obiettivo di 1,48 euro per azione e prevedono un utile per azione di 6 centesimi nel corso dell’anno, tale per cui il prezzo corrente appare attorno alle 6,3 volte l’utile. Un livello di valutazione da asset “distressed” che potrebbe una volta portato a termine il derisking invogliare potenziali acquirenti. Sempre che sindacati e politica non facciano barricate.

 

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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