Metalli non ferrosi sotto pressione con il calo degli scambi globali

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di Gianluigi Raimondi 14 Giugno 2019 | 13:00

A cura di Wings Partners Sim

Gli scambi commerciali internazionali sono stabili o in calo in tutte le principali regioni, mentre l’economia globale si avvicina alla soglia della recessione per la prima volta dalla crisi 2008/09, con un effetto negativo sul consumo di materie prime. I volumi delle spedizioni via nave dai maggiori porti, così come i cargo aerei in transito dai grandi hub, hanno registrato una contrazione di oltre il 5% nel periodo tra marzo e maggio, rispetto ad un anno fa. In alcuni casi, come dal porto di Long Beach (maggior termina portuale per gli scambi via nave sul Pacifico), si registrano cali del 10% nel periodo, il peggior risultato degli ultimi anni; il risultato evidenzia gli effetti negativi della guerra commerciale Stati Uniti-Cina, con un forte impatto che si registrerà sul PIL del secondo trimestre. Gli ordinativi del settore manifatturiero, su scala globale, riportano una contrazione secondo gli ultimi rapporti, una situazione che si pro-trae da 9 mesi a questa parte (ovvero dall’inizio dei dazi americani).

Anche la World Trade Organization ha pubblicato un rapporto sugli scambi internazionali particolarmente negativo, con le previsioni che risultano le peggiori dal 2010, con le problematiche più accentuate evidenziate per i Paesi OCSE (gli indicatori di attività economica delle economie avanzate sono sui minimi dalla recessione del 2008/09). Dal 1970, ogni qualvolta gli indicatori sono scesi su questi livelli l’economia statunitense è entrata in recessione, portando con sé il resto delle economie avanzate.

Attualmente però i mercati non sembrano essere preoccupati dal concretizzarsi di questo scenario negativo, sulla convinzione che un intervento della Federal Reserve possa dare un nuovo impulso alla spesa dei consumatori e migliorare la fiducia, dando un supporto al PIL. I futures sui tassi di interesse considerano per dato almeno un taglio del costo del denaro di un quarto di punto percentuale entro la riunione di settembre, con un triplice intervento (per una riduzione di 75 pips) entro gennaio 2020.

Nel frattempo, la pubblicazione di dati macroeconomici degli USA ieri ha evidenziato un rallentamento dell’inflazione locale all’1,8%, secondo l’indice dei prezzi al consumo relativo al mese di maggio, rispetto al 2% di aprile e all’1,9% atteso. Le scorte di petrolio sono invece au-mentate (+2,2 milioni di barile a fronte del ritiro di 480 mila atteso), evidenziando un calo nella domanda di greggio.

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