In attesa della Fed: il dilemma di Powell

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di Max Malandra 17 Giugno 2019 | 15:30

A cura di Notz Stucki

Con l’incalzare della guerra commerciale ecco che si fa avanti la FED, con segnali di apertura da parte del presidente Jerome Powell a favore di un possibile taglio dei tassi di interesse. Il Presidente della Banca Centrale Americana riconosce un’incertezza sugli sviluppi dell’outlook economico USA e si mostra disposto ad applicare le misure necessarie per sostenere il duplice obiettivo di piena occupazione nel mercato del lavoro e di raggiungimento del tasso di inflazione vicino al 2%.

Ad oggi l’applicazione di un taglio dei tassi, a detta di Powell, non sarebbe ancora opportuna, nonostante le stime registrino un rallentamento economico generalizzato. La ragione sta nel fatto che, allo stato attuale, se si va a ridurre il costo del denaro, in futuro si avrebbe meno spazio di manovra per dare una spinta all’economia qualora si manifestasse una recessione.

Tuttavia, bisogna considerare che rispetto allo scorso anno l’atteggiamento della FED non è più lo stesso. Se ad Ottobre 2018 gli analisti si attendevano per Marzo 2019 un rialzo dei tassi con una probabilità intorno al 60%, dopo l’inversione a U, le aspettative del mercato in merito alle prossime decisioni di politica monetaria sono cambiate, come mostrato nel grafico: al 6 Giugno le probabilità di un taglio sono salite al 70,4%, dopo un rapido balzo iniziato a fine maggio.

In settimana si terrà la riunione periodica della Banca Centrale in cui si andrà a delineare la decisione sui tassi di interesse e molto probabilmente la FED non effettuerà alcun rialzo, ma rimarrà aperta alla possibilità di un taglio, anche ravvicinato nel tempo, dato che i segnali di rallentamento economico globale potrebbero rendersi sempre più evidenti. Da inizio maggio il rendimento del treasury a 10 anni è sceso dal 2,5% al 2,1%, sia per l’aspettativa di una futura riduzione dei tassi, sia perché il titolo di stato americano è considerato un buon bene rifugio.

Al momento i pochi dati macroeconomici USA deboli non costituiscono una vera e propria motivazione per cui la FED possa tagliare, poiché sono resi tali dalla conclusione dell’effetto dello stimolo della politica fiscale di Trump, ma ciò non toglie che possano peggiorare, soprattutto a causa di un deterioramento dei rapporti commerciali internazionali e del rallentamento economico globale, verificatosi soprattutto in Europa. Al momento il principale motivo per cui la FED possa tagliare è legato al tasso di inflazione, che attualmente si trova al di sotto del 2%.

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