Politiche monetarie, Iran, Brexit: sarà un’estate calda

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di Stefano Fossati 26 Giugno 2019 | 16:30

A cura di Olivier de Berranger, Chief Investment Officer di La Financière de l’Echiquier

La scorsa settimana è stata, per molti versi, ricca di eventi così come quella appena iniziata, che culminerà con il G20 dei 28 e 29 giugno prossimi.

A livello monetario, la Banca Centrale Europea (Bce) prima e la Fed poi hanno avanzato la possibilità di iniettare nuova liquidità nell’economia per far fronte al rischio di deflazione e di rallentamento della crescita. A Sintra, in occasione del forum annuale della BCE, Mario Draghi ha chiaramente ipotizzato la necessità di mettere in atto “nuove misure di stimolo” se non si dovessero concretizzare le prospettive di un ritorno sostenibile dell’inflazione attorno al target del 2%. A sua volta, a Washington, Jerome Powell si è detto preoccupato per via delle “incertezze” crescenti riferite alle prospettive economiche, tra cui la bassa inflazione. Oggi, quasi la metà dei governatori della Fed ipotizza uno o due tagli dei tassi di riferimento entro la fine dell’anno. I titoli di Stato hanno toccato livelli record mentre le azioni chiudevano la settimana in forte aumento. La dipendenza degli investitori dalle iniezioni di liquidità nell’economia ha avuto poi la meglio sugli indicatori macroeconomici poco lusinghieri circa le prospettive dell’industria manifatturiera.

Gli impatti della Brexit e del possibile conflitto in Iran

A livello politico, l’Unione europea è in preda a una cacofonia prima delle prossime nomine: governatore della BCE, presidente della Commissione e presidente del Consiglio. Nel Regno Unito, Boris Johnson è ben posizionato per accedere alla carica di capo del governo e si prevede che adotti una posizione più dura sulla Brexit rispetto al suo predecessore. Infine, negli Stati Uniti, Donald Trump ha aperto la campagna per le elezioni presidenziali del 2020 con un primo incontro. Non ha mancato di usare la sua arma preferita, Twitter, per attaccare Mario Draghi, accusato di essere “sleale” nei confronti degli Stati Uniti e di aver cercato di indebolire l’euro a scapito del biglietto verde considerando la possibilità di una riduzione dei tassi. Come al solito, il presidente americano ha preso di mira anche i democratici e i media, accusati di diffondere costantemente “notizie false”. La questione politica però, che è fonte di molte incertezze, ha avuto scarse ripercussioni questa settimana nonostante il suo potenziale impatto sui mercati. Al centro delle preoccupazioni degli investitori campeggiavano infatti le politiche monetarie.

Sul piano geopolitico, sta diventando sempre più credibile la possibilità di un conflitto aperto tra Iran e Stati Uniti. Dopo che l’Iran ha abbattuto un drone americano sospettato di aver attraversato lo spazio aereo iraniano, sembrerebbe che Donald Trump avesse autorizzato una controffensiva su alcuni obiettivi strategici… prima di cambiare idea. L’oro nero rimane sorprendentemente poco sensibile a queste tensioni e al rischio di un blocco marittimo nello Stretto di Hormuz dove transita quotidianamente un quinto della produzione mondiale.

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