UBP: le ragioni dietro il boom dell’Impact Investing

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di Stefano Fossati 27 Giugno 2019 | 12:00

Nel 2018, gli investimenti definiti sostenibili ammontavano a 31mila miliardi di dollari di AUM (fonte: Global Sustainable Investment Review) e continuano a crescere a un ritmo più rapido rispetto a quasi tutte le altre asset class. Tuttavia, investimento sostenibile è un termine ampio che copre molti approcci, a volte molto diversi. Sebbene la maggior parte degli asset rientri ancora sotto la bandiera dell’esclusione o dell’integrazione dei criteri ESG, vi sono rami emergenti degli investimenti sostenibili che piacciono particolarmente agli investitori. E’ quanto sottolinea Victoria Leggett, Head of Impact Investing & Portfolio Manager, Union Bancaire Privée (UBP).

L’investimento a impatto – prosegue Leggett – è una sottocategoria che si sta affermando negli ultimi anni. Attualmente si attesta a meno del 5% dell’AUM totale degli investimenti sostenibili, ma sta crescendo a un ritmo impressionante con un tasso annuo di crescita composto del 67%.
Ci sono alcune caratteristiche che accomunano tutti i tipi d’investimento a impatto. L’attenzione è focalizzata sui risultati e, appunto, sull’impatto associato all’investimento. Va quindi oltre alle attività di una società perché valuta il bene o il male causati dai suoi prodotti o servizi. Si analizza, inoltre, l’intenzionalità dell’investitore di creare un cambiamento sociale o ambientale positivo attraverso l’investimento.

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite

Tra l’altro sempre più spesso vengono usati, come riferimento per valutare l’impatto dell’investimento, i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) definiti dalle Nazioni Unite. Essi riguardano e toccano gran parte dei problemi più urgenti che ci troviamo ad affrontare a livello sociale e ambientale e sono quanto di più vicino esista per un investimento ad impatto in un contesto standardizzato. L’investimento annuo necessario per affrontare gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite è stato stimato a 5-7mila miliardi di dollari. I paesi in via di sviluppo rappresentano almeno il 64% del fabbisogno totale d’investimenti (3,3-4,5mila miliardi) e l’Africa ne rappresenta la metà. Il fabbisogno totale rappresenta il 7-10% del PIL mondiale e il 25-40% degli investimenti globali annui. Ad oggi le risorse pubbliche investite ammontano a 1,6mila miliardi di dollari e i flussi privati a 1,9mila miliardi (fonte: UNEP Finance Initiative, Impact Report, novembre 2018).

I 17 obiettivi SDG delle Nazioni Unite sono stati concepiti sia per i governi che per le imprese e non tutti presentano opportunità di investimento praticabile. Gli obiettivi che si concentrano sullo sviluppo dell’energia pulita e di economie sostenibili offrono opportunità significative, come dimostra la crescita e l’abbondanza di imprese legate alle energie rinnovabili sul mercato. Ci sono poi numerose società attive nel settore healthcare che possono essere considerate e che sono in grado di generare un impatto positivo sia attraverso l’innovazione di prodotto sia con l’impegno verso le fasce meno servite della società.

Tutti gli investitori “impact” hanno un proprio approccio. Tuttavia, conclude la responsabile Impact Investing di UBP, ciò che è importante per il successo di questo tipo d’investimenti, dove per successo s’intende la canalizzazione di una parte considerevole dei capitali globali verso investimenti che hanno al centro l’obiettivo di generare un ritorno finanziario migliorando la società e l’ambiente, è che sia chiaro cosa si intende per “impatto”. La misurazione è fondamentale. In assenza di un reporting standardizzato, è fondamentale che i gestori forniscano e gli investitori lo richiedano, una misurazione chiara di ogni investimento effettuato.

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