Russia, uno Stato sempre più presente nell’economia?

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di Stefano Fossati 27 Giugno 2019 | 13:30

Nel suo ultimo rapporto sui Paesi, la Banca Mondiale ha nuovamente abbassato le previsioni di crescita per la Russia all’1,2% per il 2019. La stessa correzione dello 0,3%, tuttavia, è stata anche apportata all’economia globale nel suo insieme e le aspettative di crescita della Russia nel 2020 e 2021 sono rimaste invariate all’1,8%. Queste previsioni, però, non includono ancora gli effetti dell’ambizioso e dettagliatissimo programma di investimenti pari a 400 miliardi di dollari ripartiti su sei anni, programmato al momento dal governo russo. Soprattutto gli economisti occidentali dubitano che gli obiettivi di questo programma saranno raggiunti. I critici contestano il fatto che il ruolo dello Stato nell’economia diventerà ancora più importante, invece di dare più spazio alle aziende private. Questa l’analisi del team Mercati Emergenti di Raiffeisen Capital Management.

Gli analisti notano peraltro che, allo stesso tempo, altri osservatori segnalano che il governo non ha molte alternative. A causa delle sanzioni occidentali e della situazione geopolitica è del tutto incerto se e in quale misura le imprese private russe, per non parlare di quelle straniere, reagiranno agli incentivi statali, anche se il loro impegno sarebbe necessario e gradito. In ogni caso, il Presidente Putin vuole raddoppiare dal 20 al 40% il contributo delle piccole e medie imprese al risultato economico, cosa che la grande maggioranza degli analisti attualmente considera irrealistica.

Putin può contare su grandi riserve valutarie e un basso debito pubblico

La Russia possiede senz’altro margine di manovra fiscale, non perché intende difendersi contro le continue sanzioni e la guerra economica degli Usa e dei suoi alleati. La Russia ha riserve valutarie per un equivalente di quasi 500 miliardi di dollari, un debito pubblico lordo estremamente basso del 13% e adotta una politica monetaria e fiscale molto conservativa. Il rovescio della medaglia in passato era il basso tasso di crescita, i redditi stagnanti, la mancanza di investimenti nelle infrastrutture, nell’istruzione e nella sanità. Ora si vuole gradualmente eliminare queste carenze, dimezzare il tasso di povertà e aumentare notevolmente l’aspettativa di vita.

Non è chiaro quando e in quale misura la banca centrale russa sarà pronta ad allentare la propria politica monetaria che molti osservatori ritengono troppo rigida per sostenere i piani del governo. In ogni caso, vi sarebbe senz’altro spazio per ridurre i tassi d’interesse. Insieme a valutazioni che restano da interessanti a molto interessanti e a utili aziendali in aumento, ciò dovrebbe continuare a sostenere il mercato azionario russo. Contrariamente al trend negativo globale, a maggio ha raggiunto un nuovo massimo storico (+3%). Nemmeno il forte calo del prezzo del petrolio a giugno è stato finora in grado di fermare l’impennata del mercato azionario di Mosca.

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