Schmidt (Ethenea): le opportunità dall’azionario nei prossimi mesi

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di Stefano Fossati 27 Giugno 2019 | 14:30

“L’adagio Sell in May (vendi a maggio) si è confermato valido e a inizio mese l’indice S&P 500, che segue l’andamento di un paniere azionario formato dalle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione, ha ceduto il 4,5% circa. Bisogna tuttavia usare cautela nel seguire il suggerimento Stay away (stai alla larga), poiché il suddetto indice ha intanto recuperato il 2% sapendo che la situazione degli utili delle aziende e le condizioni di finanziamento restano favorevoli. Non è dunque opportuno abbandonare i mercati azionari nei prossimi mesi, poiché si presenteranno situazioni interessanti”. È l’analisi di Volker Schmidt, Senior Portfolio Manager, Ethenea Independent Investors S.A.

Lo scorso mese si è aperto un periodo difficile per i mercati azionari globali. Contrariamente a tutte le aspettative di rapida soluzione del conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, il presidente Trump ha annunciato che avrebbe ancora alzato le tariffe doganali su determinati prodotti provenienti dalla Cina. I vertici cinesi hanno prontamente reagito aumentando anch’essi i dazi sui prodotti statunitensi. Di conseguenza, a inizio mese l’indice S&P 500 ha ceduto il 4,5% e i listini azionari cinesi oltre il 7%. Tuttavia né gli Stati Uniti né le autorità cinesi hanno alcun interesse a favorire un sostanzioso calo delle quotazioni azionarie. Da parte statunitense si è quindi ventilata la possibilità di un incontro tra i due presidenti, che potrebbe spianare la strada a un’intesa. I negoziatori cinesi si sono inoltre recati a Washington per definire i dettagli di un accordo.

“Dal commercio mondiale sono tuttavia giunte anche notizie positive. Gli Stati Uniti hanno ancora ridotto i dazi sull’acciaio turco, messicano e canadese”, sottolinea Schmidt. “Il possibile aumento delle tariffe doganali sulle importazioni statunitensi di automobili europee e giapponesi è stato per ora accantonato, il che potrebbe essere accolto in un primo tempo con sollievo anche se non si tratta di un cessato allarme. In questi tempi incerti caratterizzati da scarsa prevedibilità non sorprende che, stando ai calcoli dell’Ocse, nel primo trimestre 2019 la crescita del commercio mondiale sia stata solo di poco superiore allo zero”.

Sull’altra sponda della Manica non si è registrato alcun progresso. Theresa May ha annunciato le sue dimissioni con effetto dall’inizio di giugno e comincia ora la ricerca di un successore. Chiunque assumerà l’incarico dovrà fare i conti con le medesime difficoltà incontrate dalla premier uscente. La crescita comunque solida dell’economia britannica all’inizio di quest’anno è da ascriversi più che altro al maggiore accumulo di scorte volte a tutelare dalle diverse possibili varianti della Brexit. Non è questo l’aspetto di un sano sviluppo economico.

I mercati azionari e obbligazionari globali hanno accusato in misura minima questo contesto generale, data la continua crescita dei mercati dei servizi nelle grandi economie mondiali, il perdurante aumento dei salari e le previsioni di un orientamento anche in futuro favorevole della Federal Reserve e della Bce. Dai mercati obbligazionari statunitensi sono comunque giunti nuovi segnali di recessione. Il rendimento dei treasury decennali è nuovamente sceso al di sotto del rendimento dei titoli di Stato a tre mesi. Questa configurazione anomala della curva dei rendimenti è certamente riconducibile in larga parte anche all’offerta. Nei primi quattro mesi dell’anno il Dipartimento del Tesoro ha emesso obbligazioni per più di 4 trilioni di dollari, di cui tuttavia solo 177 miliardi di dollari in titoli a 10-30 anni, un valore che corrisponde a un mero 4,4% del volume totale delle emissioni. Ciò può avere favorito l’inversione della curva dei rendimenti. In assenza di piani volti a correggere tale situazione, si prevedono anche in futuro tassi a lungo termine bassi.

“Maggio si è di nuovo rivelato un mese difficile per le borse, ma non è il caso di assentarsi troppo a lungo dai listini visto il consistente supporto offerto dalle banche centrali”, conclude Schmidt. “Si prevede che la Federal Reserve statunitense ponga fine prima del previsto alla riduzione del bilancio, mentre Trump potrebbe presto diffondere parole concilianti. Non è inoltre da escludere che si giunga a una distensione sul fronte commerciale tra Stati Uniti e Cina”.

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