Cambi, questione di tassi e flussi

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di Redazione 18 Settembre 2009 | 07:09
Ogni episodio di decisione sui tassi riporta in auge le speculazioni sulle future “exit strategy” e di riflesso sul dove è diretto l’attenzione dei policymaker: all’inflazione oppure alla crescita.

Le banche centrali continuano ad essere messi sotto i riflettori: anche la SNB (Swiss National Bank) ha mantenuto i tassi stabili allo 0,25% ma il tono è stato quanto più cauto possibile. In effetti ogni episodio di decisione sui tassi riporta in auge le speculazioni sulle future “exit strategy” e di riflesso sul dove è diretto l’attenzione dei policymaker: all’inflazione (e quindi a rialzi nei tassi di interesse prima piuttosto che poi) oppure alla crescita (quindi posporre i rialzi per facilitare la ripresa, anche se si rischia di essere travolti dall’inflazione). Il mercato dei cambi in parte complica il lavoro dei policymaker perché le prime economie che alzeranno i tassi saranno soggette a flussi di capitali in ingresso, per via dei rendimenti in rialzo. Come spesso accade, le economie con tassi di interesse più elevati tendono ad attrarre capitali e quindi a vedere apprezzare la valuta (anche se la teoria vorrebbe che avvenisse il contrario). In effetti per facilitare la ripresa, sarebbe ideale avere una valuta stabile ed “economica” per facilitare le esportazioni – specialmente per paesi come Canada, Norvegia, Svezia, Australia e Svizzera le cui economie poggiano sulle esportazioni. Invece in un ambiente “tasso zero”, i primi rialzi attireranno capitali e quindi volatilità; sarà interessante vedere come i policymaker risponderanno  alla questione.  Per quanto riguarda i dati usciti ieri, nulla di nuovo: mercato del lavoro americano ancora in stabilizzazione con le iniziali richieste di sussidi di disoccupazione in diminuzione, con l’immobiliare in ripresa, ed un incremento nelle esportazioni. Nonostante questo il dollaro rimane sotto pressione, beneficiando gli esportatori USA e, ovviamente, aumentando l’ammontare di importazioni nette qui in Europa (perché andiamo ad acquistare negli USA visto che 1 Euro ci permette di avere quasi 1,5 dollari). A proposito di Euro e Dollaro, passiamo all’analisi tecnica.
L’euro, nei confronti del dollaro, dopo aver conquistato il massimo degli ultimi mesi non appare intenzionato a lasciarlo, mantenendosi da un paio di giorni particolarmente stabile nei pressi di 1.4720. Attenzione per la giornata odierna al supporto di 1.4690 e alla resistenza di 1.4770.


GbpUsd – 240 min

Molto decisa la discesa del cable vista di recente: abbiamo visto un calo di 400 punti negli ultimi cinque giorni di trading, con una notevole inversione rispetto a quanto ci si potesse attendere dopo il minimo a 1.6115 ad inizio mese. Ora il cambio evidenzia due livelli importanti: il primo è il supporto che è possibile individuare con il il metodo del ritracciamento di Fibonacci da 1.6115 a 1.6740, esattamente 1.6350 (oltre questo livello ci si può attendere un ritorno alle”origini” della tendenza primaria, quindi 1.6115). Il secondo livello è invece 1.6560 ed è la resistenza che il cambio deve superare per interrompere questo scenario, che appare ancora ribassista.
Per quanto riguarda il dollaro yen, dobbiamo ripeterci e consigliare di prestare la massima attenzione al livello di resistenza di 91.60, con una buona dose di cautela al supporto posizionato una figura, e poco più, al di sotto, 90.50.
La salita del cambio EurJpy da 131.30, iniziata in riapertura domenica sera, fornisce per oggi un buon supporto nei pressi di 133.50. Più o meno nello stesso punto transitano il primo pivot point di supporto e la media mobile esponenziale a 100 periodi, su candele orarie.
Concludiamo con il cambio EurGbp: la salita non accenna ad interrompersi ed il punto di arrivo sembra proprio poter essere quel 0.9035 visto lo scorso maggio. Il supporto a questo impulso in salita è dato da 0.8840 e fino ad una rottura la tendenza non sarà in pericolo.

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