Il Kiwi alla riscossa

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Avatar di Redazione 23 Settembre 2009 | 06:46
In via del tutto eccezionale apriamo questo report con il focus incentrato sul Kiwi: la Nuova Zelanda, in maniera più difficoltosa ma comunque solida, emerge trionfante dalla crisi e il Kiwi si impenna.

Il segnale chiave è giunto stanotte con una espansione inattesa dei consumi privati e delle esportazioni. Ovviamente il nucleo della ripresa del Kiwi è rappresentato dalle aspettative sui tassi di interesse: la scommessa (ancora ardua, ma il mercato è spesso irrazionale) è che il governatore della RBNZ dovrà alzare i tassi di interesse prima del previsto, in particolare già nel primo trimestre 2010.

Dunque la valuta si apprezza in quanto aspettative di rialzi sui tassi attirano capitali in cerca di rendimenti succulenti. Peccato che la RBNZ avrà già previsto questa mossa del mercato e nelle prossime sedute cercherà di erodere gli spiri animali calmando questa corsa agli acquisti, e a buona ragione: rialzi nel Dollaro Neozelandese porrebbero un freno sulle esportazioni e minerebbero parte delle basi di questa “ripresa australe” (la Nuova Zelanda è parte del commodity block, e quindi le esportazioni sono importantissime per la salute economica del paese). Tornando a Occidente, il countdown per il FOMC è iniziato (si terrà alle ore 20:15 italiane).

D’accordo: i tassi probabilmente rimarranno illesi allo 0,25% (dove stanno oramai da dicembre 2008) ma non aspettiamoci un nulla di fatto sul fronte cambi. Il mercato sarà sensibilissimo a qualsiasi dichiarazione anche lievemente “hawkish” (ossia positivo) e quindi questa discesa del greenback (che ha comunque facilitato la ripresa delle esportazioni e quindi gli ingressi di capitali) potrebbe ricevere una batosta d’arresto. Ci sono tre domande chiave che ci poniamo prima di questo evento: i miglioramenti nei dati macroeconomici possono implicare più ottimismo? Il programma di riacquisti di Mortgage Backed Securities (una sorta di Credit Easing) verrà fermato? Possiamo nominare legittimamente le parole “exit strategy”? A Bernanke il palcoscenico.

E giungiamo così all’analisi tecnica, dove troviamo un eurodollaro in netto rialzo rispetto a dove lo avevamo lasciato qualche ora fa. Già nella prima parte della mattinata di ieri, probabilmente grazie ad una ripresa di fiducia riscontrabile anche sul prezzo dell’oro e del greggio (rispettivamente oltre 1.018$/oncia e 71$/barile), la moneta unica è riuscita ad oltrepassare il massimo dell’ultimo anno visto pochi giorni fa a 1.4770. Dopo la rottura si è assistito a due test del nuovo supporto ed è stato raggiunto il massimo di 1.4842.

L’inversione dello scenario, che punta ad un eurodollaro nei pressi di 1.49 entro breve, può venire interrotto se dovesse essere oltrepassato il supporto di 1.4770, livello confermato quasi perfettamente dalla media mobile a 100 periodi esponenziale su un grafico a 30 minuti.

EurUsd – grafico 30 min

La debolezza del dollaro si ripercuote anche sul cambio UsdJpy, di nuovo all’attacco di quel supporto di 90.15, ultimo baluardo prima di un cambio nuovamente nei pressi del doppio minimo di 87. Consideriamo anche per oggi 91.60 come resistenza.

La rincorsa del cable degli ultimi giorni, iniziata a 1.6140 e tutt’ora in atto: questa però può avere un punto d’arresto non molto lontano dai prezzi attuali. 1.6445, primo pivot di giornata e massimo importante precedente deve essere valutato con attenzione.

Anche nei confronti della moneta unica abbiamo avuto negli ultimi due giorni una sterlina in ripresa. Dopo che il cambio ha toccato il massimo di 0.9080 ci si attende il raggiungimento del supporto a 0.8990 prima di valutare se il cambio sia pronto per una nuova ripresa.

Terminiamo con il dollaro australiano nei confronti del greenback: l’idea di puntare su questo cambio come primo a beneficiare di una ripresa si sta rivelando corretta. Il prossimo punto di arrivo di questo grande movimento di salita potrebbe essere 0.8805, il massimo di un anno ed un mese fa. Se dovesse da qui poi fare uno storno non è poi da scartare l’idea di attendere il raggiungimento di 0.86 per un ingresso a favore della tendenza primaria.

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