I mercati mostrano di non credere alla Fed

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Avatar di Gianluigi Raimondi 2 Agosto 2019 | 09:30

“I mercati sono stati impegnati ieri a cancellare, in diversa misura a seconda dell’asset, i movimenti causati dal FOMC dell’altro giorno. L’effetto più evidente si è notato sui bonds, i cui rendimenti hanno preso a scendere vertiginosamente, terminando, in generale, sotto i livelli pre FOMC. In Usa, se il due anni è tornato sui livelli pre Fed, il dieci anni Treasury ha rotto decisamente il livello del 2%. In Europa il Bund ha marcato nuovi minimi di rendimento a -0.46% e il long end ha “outperformato”, col 30 anni terminato sotto i 10 punti base” a farlo notare è Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, che di seguito dettaglia la propria view.

Solo il Dollaro conserva gran parte del movimento seguito al FOMC, anche se nel pomeriggio euro e sterlina hanno recuperato dai minimi e cedono solo piccole frazioni. Recupero anche per i metalli preziosi, che erano usciti malconci dal meeting.

Che significato attribuire a questo apparente ripensamento degli investitori?

L’impressione che se ne ricava è che i mercati “non credano” al messaggio di Powell, secondo il quale il taglio di ieri non è l’inizio di una lunga serie, ma solo un adeguamento a condizioni mutate, e un assicurazione contro rischi evolutivi. Con il calo dei rendimenti e l’appiattimento delle curve, i bonds sembrano dire a Powell “tu taglierai comunque ancora i tassi ripetutasmente. Più indugi, più dovrai tagliare”. Coerente la lettura dell’azionario: se comunque lo scenario FED non cambia di molto (e il modesto riprezzamento sulla parte breve è compensato dai bruschi cali delle scadenze intermedie e lunghe) non vi è motivo di spaventarsi troppo. La reazione intermedia dei cambi è comunque dovuta alle debolezze intrinseche di Euro e Sterlina. Non a caso lo Yen è tornato sopra i livelli pre FOMC.

Questa lettura apre a due distinte domande:

Primo: cosa farà Powell? si lascerà tirare per la giacca dal mercato, oppure si atterrà alla sua linea, che sembra indicare che ulteriori tagli devono essere giustificati dai dati?
Secondo, e più importante: per quale motivo i bonds rigettano in meno di 24 ore il messaggio Fed?

Riguardo il primo quesito, l’esperienza passata sembra indicare che Powell è anche più malleabile dei suoi predecessori.
Per contro, l’insistenza della curva USA a trattare in larga parte sotto il livello dei Fed Funds, e dei tassi europei a fare nuovi minimi, risultano preoccupanti. Apparentemente, il mercato dei tassi globale sta scontando con crescente probabilità un serio incidente macroeconomico, nei prossimi trimestri.

La forza di Wall Street ha permesso all’azionario Eurozone di mettere a segno un rimbalzo insperato, alla luce delle premesse di stamattina. Detto del bund, che chiude quasi sui minimi di rendimento della seduta, il Btp chiude una seduta volatile con un allargamento dello spread, ma con rendimenti che terminano assai distanti dai massimi della giornata. il collasso dei rendimenti US ha levato forza al $, che chiude quasi invariato.
Oggi il labour market report fornirà altri spunti operativi.

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