La sterlina ai tempi della Brexit

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di Stefano Fossati 13 Agosto 2019 | 09:30

“La nomina di Boris Johnson a Primo Ministro britannico non ha evidentemente fatto bene alla sterlina che ha messo a segno una perdita del 3% dal giorno della sua nomina scendendo ai minimi degli ultimi decenni contro le principali monete e anche il recente calo nei dati economici chiave (incluso il Pil del secondo trimestre) sembra aver giocato in quella direzione”. E’ il commento di Vincent Mivelaz, analista di Swissquote, sull’andamento della valuta britannica. Di seguito la sua analisi.

Le attese sono per una nuova bocciatura del piano di way out innescato dalla Brexit da parte dei parlamentari britannici il prossimo 3 settembre. Nello stesso periodo, il partito liberale-conservatore al governo in Irlanda (Fine Gael) conferma l’intenzione di mantenere intatta la cosiddetta soluzione di sicurezza sul confine tra Irlanda e Irlanda del Nord nel caso i negoziatori europei e britannici non trovino un accordo complessivo su Brexit. Gli investitori osserveranno attentamente il dato sul mercato del lavoro Uk atteso per oggi così come quello sull’inflazione che verrà pubblicato mercoledi.

Sulla scorta della politica monetaria utilizzata dalla Bank of England e come risultante della riunione del primo agosto scorso, che ha mantenuto i tassi invariati allo 0,75%, l’economia dovrebbe rallentare (1,30% nel 2019/2020 dalla precedente stima di 1,50 e 1,60%) nonostante la banca centrale continui a sostenere che non vi sarà alcun shock derivante dalla Brexit. La pubblicazione del dato sul Pil del secondo trimestre punterebbe al medesimo risultato con una stima di crescita annuale dell’1,20% (dall’1,80% precedente) e una contrazione trimestrale dello 0,20%. Anche gli indicatori per il mese di giugno non sono incoraggianti con la produzione industriale allo 0,60% (il dato precedente era +0,50%), la scivolata della produzione manifatturiera dell’1,40% (dato precedente -0,20%) mentre è migliorato il bilancio commerciale (-7 miliardi di sterline contro i 10,7 miliardi di sterline del dato precedente).

Più in generale, nonostante l’ottimismo profuso dai parlamentari che vorrebbero spezzare l’impegno di Boris Johnson “Brexit o morte” cacciandolo o forzando un’estensione della Brexit, sembra che la situazione sia tutt’altro che rosea. I prossimi dati opachi su inflazione e occupazione dovrebbero porre fine anche al rimbalzo della sterlina nei confronti del dollaro che attualmente è tornata ai livelli minimi del 1985 mentre gli effetti della guerra commerciale continueranno a mantenere il centro della scena. Il cambio dovrebbe oscillare tra 1,2080 e 1,20.

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