G-20 – Nessun tetto rigido ai bonus

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di Giacomo Berdini 28 Settembre 2009 | 09:30
Al summit di Pittsburgh la proposta della Fsb, presieduta da Mario Draghi, è stata approvata. Non sarà posto alcun tetto rigido ai bonus ma le autorità di vigilanza nazionali saranno libere di imporli. In Italia il premier propone limiti sui compensi e controllo sulla speculazione.

L’assemblea dei 20 grandi della Terra non ha emesso alcuna direttiva globale sui tetti ai bonus per i banchieri, ma le autorità nazionali saranno comunque libere di imporre limiti entro i propri confini. Questo è quanto deciso a Pittsburgh, al termine del summit, durante il quale sono state approvate riforme e misure per rialzarsi dalla crisi e prevenire ulteriori recessioni future.
In realtà un freno alla paghe dei banchieri è stato posto, ma senza imporre un tetto rigido, in conformità con la proposta formulata dal Financial stability board presieduto da Mario Draghi, che ha cercato di trovare un compromesso tra le spinte dei paesi europei ad ottenere il limite ai bonus e la necessità americana di rafforzare il capitale delle banche per evitare il ripetersi del tracollo.
La proposta consiste nel sottoporre alla vigilanza delle autorità nazionali i compensi, in modo da garantire la stabilità del sistema finanziario, impedendo che l’incentivo dei bonus spinga i banchieri ad assumersi azzardi eccessivi. In caso i compensi rischino quindi di compromettere la solidità patrimoniale delle banche le autorità di vigilanza potranno intervenire.
Le retribuzioni in generale saranno comunque vincolate al capitale, alla liquidità e al livello di rischio delle banche, di modo che mantengano una coerenza di fondo con le performance degli istituti.

Oltre al tema caldo dei bonus la proposta della Fsb prevede una maggiore pubblicazione di informazioni per garantire la trasparenza delle operazioni, e un rapporto annuale che possa avvantaggiare le operazioni di monitoraggio.
Nodo più duro da sciogliere è senz’altro quello legato a certe banche che sono “talmente grandi da tenere i governi prigionieri”, ha spiegato Draghi, “istituti che non possono essere lasciati fallire e che quindi verranno sempre sostenuti dall’intervento pubblico”.
Una misura prevista dall’Fsb in questo senso punterà al graduale aumento di capitale delle banche, con la creazione di “cuscini” sul modello spagnolo, fondi in eccesso ai quali la banca potrà attingere nei periodi di difficoltà; una sorta di “riserva per l’inverno”.

“Abbiamo deciso di ridurre i bonus per i dirigenti bancari affinché non si lancino in speculazioni spericolate e abbiamo dato il compito allo Iosco di studiare il fenomeno della speculazione internazionale, per diminuirla e se possibile cancellarla”, ha commentato il premier Silvio Berlusconi, mostrando la volontà del governo di applicare i limiti ai compensi.

La proposta di Draghi insomma ha rappresentato il punto di maggior interesse del G-20 in tema economico. Il governatore di Bankitalia per il suo intervento al summit è stato acclamato dal Wall Street Journal e quotato come una delle personalità più accreditate per la prossima nomina alla presidenza della Bce.
L’assemblea dei 20 grandi, dal canto suo, sta cambiando la struttura dell’economia internazionale, soppiantando nel ruolo il G-8 e dando maggior spazio ai paesi dell’industria emergente.
La riunione di Pittsburgh ha aperto le porte ad una nuova era della cooperazione globale, ed è stata necessaria una crisi di dimensioni devastanti per far compiere al mondo un salto di qualità.

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