Petrolio, domanda e offerta fanno più paura degli attacchi alle navi

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Avatar di Marco Caprotti 19 Agosto 2019 | 18:30

Non c’è pace sul mercato del petrolio. Il 13 giugno ci sono stati attacchi a due petroliere in prossimità dello Stretto di Hormuz (rotta marittima della massima importanza del Golfo di Oman). In una situazione del genere – e considerando che circa il 40% della materia prima commercializzata in tutto il mondo passa attraverso quello Stretto – è lecito per gli investitori chiedersi se il ripetersi di fatti di questo tipo possa portare a una eccessiva volatilità del mercato del petrolio.

E che il settore sia nervoso è innegabile. L’indice Morningstar Energy Commodity da inizio anno (fino al 12 agosto e calcolato in dollari) ha guadagnato poco più del 17% ma, solo negli ultimi tre mesi, ha dovuto fare i conti con uno scivolone superiore all’8,5%.

La categoria Morningstar in cui sono raccolti i fondi che investono nell’azionario energy, intanto, da inizio anno ha guadagnato il 3%. Una performance che è stata condizionata fortemente dal -9% registrato solo nelle ultime quattro settimane.

“A nostro parere è difficile prevedere la direzione dei prezzi del petrolio solo in base agli attacchi alle petroliere”, spiega Fred Fromm, Vice president e Research analyst di Franklin Equity Group. “Tensioni geopolitiche di questo tipo sono sempre presenti e la loro importanza tende a cambiare con il tempo”. A condizionare maggiormente il mercato del petrolio potrebbe essere la questione legata alla domanda di materia prima.

Petrolio: domanda e offerta

Nel suo report di giugno sulle prospettive del mercato del petrolio, l’International Energy Agency (IEA) ha corretto leggermente al ribasso la previsione di crescita della domanda nel 2019 a 1,2 milioni di barili al giorno da 1,3 milioni (previsione di maggio). L’IEA ha anche stimato che la domanda potrebbe iniziare a superare le forniture nel trimestre in corso, segnando il primo squilibrio di questo tipo dall’inizio del 2018. Ci sono poi da considerare gli Stati Uniti, la cui produzione, più volte in passato ha aiutato a mitigare i timori di problemi nelle forniture. Le scorte di petrolio statunitensi sono aumentate a quasi 477 milioni di barili al giorno nell’ultima metà di maggio, raggiungendo il totale più elevato da luglio 2017.

“Al momento attuale, riteniamo che il mercato sembri più focalizzato sulla debolezza delle prospettive per la domanda globale del petrolio, che non su problemi per le forniture dopo i recenti attacchi alle petroliere”, dice Fromm. “A maggio i prezzi del greggio hanno subito una rapida flessione rispetto ai massimi semestrali raggiunti ad aprile e nella prima metà di giugno, mentre l’inasprimento della disputa commerciale Usa-Cina ha gettato un’ombra sulle prospettive per il settore manifatturiero e la crescita della domanda di energia”.

Nella tabella in basso sono elencati i fondi della categoria Morningstar Azionari Energy disponibili per la clientela retail in Italia. Nella categoria Commodity energy, l’unico strumento presente è Andurand A USD Acc.

A cura di Morningstar

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