L’oro consolida le posizioni mentre si tagliano i tassi

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Avatar di Stefano Fossati 22 Agosto 2019 | 13:00

A cura di Joe Foster, Portfolio Manager e Strategist di VanEck

Dopo aver superato quota 1.400 dollari l’oncia nel mese di giugno, a luglio l’oro ha consolidato le posizioni raggiunte. Le dichiarazioni accomodanti della Federal Reserve Bank (Fed) e della Banca centrale europea (Bce) hanno sostenuto le quotazioni. Il 10 luglio, davanti all’House Financial Services Committee, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha accennato a un aumento delle incertezze, ai problemi con la situazione commerciale, con il debito e con la Brexit e alla debolezza degli investimenti e del settore manifatturiero a livello globale. Il 19 luglio, l’oro ha toccato il massimo degli ultimi sei anni – 1.453 dollari l’oncia – sospinto da nuove esternazioni accomodanti del direttore della Federal Reserve Bank of New York, John Williams, e del vicepresidente della Fed, Richard Clarida, i quali citando le spinte deflazionistiche in atto hanno commentato in modo inequivocabile i tagli dei tassi. Il 25 luglio, dopo la riunione del Consiglio direttivo della Bce, il presidente Mario Draghi ha parlato di prospettive in costante peggioramento. Come previsto, il 31 luglio la Fed ha avviato il ciclo di allentamento globale con il primo taglio dei tassi dal 2008 a questa parte.

L’oro non è stato frenato dal dollaro Usa nonostante lo U.S. Dollar Index (DXY) abbia chiuso il mese di luglio nella fascia superiore dell’intervallo recente. Il principale elemento trainante dell’oro sono i tassi di interesse anziché il dollaro. I tassi reali (corretti per l’inflazione) sono prossimi allo zero o negativi per oltre la metà del debito in circolazione a livello globale. Quando i tassi sono così bassi, l’oro diventa competitivo nei confronti degli investimenti fruttiferi, per non parlare delle sue qualità come riserva di ricchezza. Prevediamo che l’oro e le azioni aurifere registrino una buona performance per la durata di questo ciclo di riduzione dei tassi. Se, come accaduto nei cicli passati, anche il ciclo in atto si concluderà con una recessione, potrebbero emergere rischi in grado di spingere l’oro al rialzo verso livelli molto più alti di quelli attuali.

A luglio l’argento ha compiuto un balzo in avanti, confermando la validità dei recenti guadagni dei corsi auriferi. Stando ai dati di Bloomberg, compilati secondo i dati relativi agli Etp sull’argento, luglio ha visto afflussi record in questo segmento e anche le posizioni hanno registrato massimi storici, mentre il volume degli scambi di materie prime ha subito un’impennata sulla piazza di Shanghai. Questi movimenti non trovano spiegazione in alcun fondamentale, dato che il prezzo dell’oro è solitamente il principale fattore trainante dell’argento. La tenuta dei prezzi dell’oro nel mese di luglio ha concentrato l’attenzione sulla forte sottovalutazione dell’argento rispetto all’oro. A giugno, il rapporto oro/argento aveva toccato il picco su 29 anni a quota 93, a fronte di una media decennale di 66. Nelle fasi di mercato favorevoli, l’argento solitamente sovraperforma l’oro, per via di una minore liquidità e di una natura maggiormente speculativa. Nel mese, l’oro ha guadagnato 4,45 dollari (+0,3%) salendo a 1.413,90 dollari l’oncia, mentre l’argento ha guadagnato 0,95 dollari (+6,2%) a 16,26 dollari, con conseguente calo del rapporto oro/argento a 87.

A luglio il crescente interesse verso l’oro ha spinto i titoli auriferi a sovraperformare ancora una volta il metallo. Il NYSE Arca Gold Miners Index ha registrato un progresso del 4,6%, mentre il MVIS Junior Gold Miners Index ha guadagnato l’8,8%. Di norma, quando l’oro si apprezza, in un primo momento le società di minori dimensioni accumulano un ritardo di performance rispetto a quelle di maggiori dimensioni. Ma se il trend si mantiene, le società di minori dimensioni solitamente recuperano terreno e sorpassano quelle di maggiori dimensioni. La società di investimento Paradigm Capital Management ha analizzato la performance delle società aurifere nel periodo di forte rialzo del mercato dell’oro, nel primo semestre 2016, quando il metallo guadagnò 300 dollari l’oncia. Paradigm ha scoperto che all’inizio le migliori performance sono venute dai produttori senior che a tre mesi dai minimi di ciclo sono stati però sorpassati dai produttori junior. A quattro mesi, i junior hanno sorpassato i senior, mentre dopo cinque mesi le società intermedie hanno superato quelle senior.

Regredire per avanzare

Nell’ultimo decennio molti sviluppi hanno dato l’impressione che il mondo stesse regredendo verso un’epoca più pericolosa e minacciosa, ad esempio la Brexit e il rischio di implosione dell’Unione europea, la polarizzazione del quadro politico statunitense, la violenza estremista a livello planetario, l’invasione russa della Crimea, l’espansione della Cina nel Mar Cinese Meridionale e le crescenti tensioni tra le potenze militari. Ritenevamo che i leader mondiali fossero più maturi e illuminati per lasciare che accadessero cose simili.

Ma forse quello che sembra essere una regressione in realtà è l’evoluzione di un ciclo, un periodo difficile che deve giungere a naturale conclusione prima che possa iniziare la prossima fase di avanzamento. L’universo si muove in cicli: cicli cosmici, cicli stagionali, routine quotidiane… Anche i mercati finanziari si muovono in cicli. Tuttavia le loro tempistiche non sono esatte e dipendono in larga misura dai cicli economici, essi stessi inesatti. Gli eventi del passato si ripetono, ma mai in modo identico.

Nel libro The Fourth Turning (1997), gli storici Neil Howe e William Strauss descrivono un ciclo a cui attribuiscono il nome di sæculum e che dura circa 90 anni o l’arco di vita approssimativo di un essere umano. Gli autori delineano sei sæcula anglo-americani, risalendo fino al tardo medioevo. Un sæculum abbraccia quattro generazioni (per quello attuale, dalla più anziana alla più giovane, sono i Silenziosi, i Baby Boomer, i Gen X e i Millennial). Ciascuna generazione porta in sé convinzioni ricorrenti, atteggiamenti e tratti psicologici di generazioni equivalenti dei sæcula passati.

All’interno di un sæculum si riconoscono anche quattro periodi o “svolte” che hanno inizio quando una generazione raggiunge la maggiore età (inizio della vita adulta) e durano circa 22 anni. Le interazioni tra le diverse generazioni creano una dinamica collettiva che determina le caratteristiche e gli eventi di ciascuna svolta. La quarta svolta di ciascun sæculum è contraddistinta da un periodo di crisi che scuote la società alla radice e modifica sostanzialmente il corso della civiltà. I picchi delle ultime quattro svolte per l’America sono stati la seconda guerra mondiale, la guerra di secessione e la rivoluzione americana.

Prepararsi alla quarta svolta

Riteniamo più che convincenti le prove documentali addotte da Howe e Strauss in materia di cicli generazionali secondo cui un catalizzatore di crisi avrebbe caratterizzato l’inizio della quarta svolta nel 2005 circa, con un picco attorno al 2020 circa. Se gli eventi storici si sviluppano secondo le linee della loro teoria, il catalizzatore ha effettivamente operato nel 2008, con la crisi finanziaria globale e il raggiungimento della maggiore età da parte dei Millennial. Se così fosse, il picco si collocherebbe più o meno nel 2023.

Secondo Howe e Strauss, le quattro svolte sono soglie fondamentali per la sopravvivenza di una nazione. Tra gli sviluppi anticipatori del picco vi sono il ritorno dei governi autoritari, elezioni che sanciscono o rafforzano il governo di un partito unico e i rivolgimenti politici. Il partito che non è al potere annuncia l’arrivo di un’imminente catastrofe e la attende con apparente trepidazione. Il divario tra ricchi e poveri aumenta, come quello tra immigrati e nativi, mentre l’America prende una deriva tribale. Un picco può comportare una crisi economica, sociale, culturale, tecnologica, ecologica, politica o militare. In un picco, il ruolo svolto da alcuni di questi fattori è minimo o nullo, mentre è travolgente e determinante per altri.

Molte caratteristiche della quarta svolta individuate nel 1997 sembrano oggi palesarsi appieno: leader autocratici in Russia, Cina e altrove. Quadro politico fortemente polarizzato negli Stati Uniti, nel Regno Unito e altrove. Segni di un’imminente catastrofe ambientale. Forti diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza. Crisi migratoria negli Stati Uniti e in Europa. Non è difficile immaginare una scintilla che scateni una reazione a catena di risposte intransigenti e ulteriori emergenze.

La grande ruota continua a girare

Anche altri leader di pensiero hanno individuato cicli di lungo termine che, secondo loro, sfoceranno in difficoltà economiche o politiche nel decennio a venire. In un discorso tenuto nel 2016 presso la Fed di New York, Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater, ha illustrato un ciclo del debito di lungo termine che dura dai 50 ai 75 anni. Il ciclo raggiunge il picco quando non è più possibile contrarre grandi debiti e l’efficacia di intervento delle banche centrali raggiunge il limite. In un saggio del luglio 2019, Dalio descrive una “svolta paradigmatica” dei mercati, che corrisponde alla fine del ciclo del debito, momento in cui l’accantonamento di denaro sotto forma di liquidità e obbligazioni cessa di essere una sicurezza. È anche un momento di forti contrasti interni tra capitalisti e socialisti, come pure di contrasti esterni.

In un editoriale pubblicato il 17 maggio sul Wall Street Journal, Larry Diamond menziona uno studio secondo cui il cambiamento democratico si sviluppa a ondate. Attualmente ci troviamo nel terzo ciclo da quando il processo di democratizzazione prese il via negli Stati Uniti. Il primo ciclo democratico durò 114 anni, mentre il secondo solamente 32. Quello attuale è iniziato 45 anni fa. Dopo trent’anni di avanzamento, nel 2006 l’ondata è giunta al capolinea. Secondo Freedom House, nell’ultimo decennio una democrazia su sei ha cessato di esistere mentre le autocrazie stanno assumendo un carattere più repressivo e aggressivo. Diamond ritiene che l’attuale regressione della democrazia sia una lenta discesa che potrebbe sfociare nella sua definitiva scomparsa, a meno che una forte leadership americana non sostenga i democratici, metta pressione agli autocrati e contrasti la pericolosa espansione del potere russo e cinese.

Con perseveranza verso un nuovo massimo storico

I cicli geopolitici e finanziari di lungo termine sono entità teoriche e difficili da verificare. Chiunque stia osservando gli eventi globali dalla crisi finanziaria in poi dovrebbe tuttavia essere in grado di ravvisare alcuni punti di contatto con le problematiche illustrate in questa relazione. Durante il decennio in corso, gli investitori potrebbero trovarsi ad affrontare rischi straordinari. Non è troppo presto per pensare all’oro e ai titoli auriferi, al loro ruolo più tradizionale di diversificatori di portafoglio e di investimento come potenziale bene rifugio né per posizionarsi in vista del momento in cui i mercati dovessero scontare lo scenario peggiore.

I titoli auriferi, le cui valutazioni attuali sono basse in chiave storica, sono forse ben posizionati per trarre vantaggio – anche ma non solo – da un periodo di rischio elevato nel breve termine. Poiché la perseveranza è nelle corde del genere umano, una volta superato il picco della quarta svolta, ecco che la prima svolta del nuovo sæculum porterà un nuovo sentire, la rinascita dell’America e le opportunità di un ritorno alla crescita per quello che Howe e Strauss definiscono “un nuovo massimo storico”.

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